Say hello to my little friend!

Questo è il mio primo articolo su WordPress.com. E’ la prima volta dai remoti tempi del blog di Msn – che ahimé contiene ancora informazioni alquanto imbarazzanti sul mio passato- che scrivo un intervento in mondovisione.
E’ davvero, davvero figo e rassicurante avere quel messaggio lì in basso che ti informa che ciò che scrivi viene prontamente salvato.

So già che questo è uno dei tanti motivi per cui WordPress diventerà la mia dipendenza, dopo Msn, Yahoo Answers, le sigarette, i marshmallows e Facebook.
Solitamente il primo intervento è imbarazzantemente stupido, una cosa del tipo “Ciao, sono Roxey, ho appena creato un utente WordPress e questo è il mio primo articolo!“, perciò ho deciso di parlare di qualcosa di concreto.
Dio, al momento nessuno legge ciò che scrivo, ma non è una buona ragione per sprecare questa bellissima possibilità di esprimere se stessi garantita dalla libertà di manifestazione del pensiero!

Ho deciso di parlare dell’ultimo film che ho visto, “The best movie ever sold“, ideato da quel genio malefico di Morgan Spurlock.
Adoro il procedere contro-corrente di Morgan, fin da quando l’ho visto ingrassare e deprimersi sempre di più in “Fast Food Nation”.
Sebbene la visione di questo documentario sia abbastanza stancante, data l’assenza di doppiaggio italiano che rende obbligatoria la lettura dei sottotitoli, la consiglio calorosamente. Credo che stimoli molto i nostri cervelli ad elaborare i messaggi nascosti nella realtà che ci circonda e a prendere la vita meno passivamente.

“The best movie ever sold” parla di marketing e pubblicità: la prima frase del film, “Ovunque guardate, provano sempre a vendervi qualcosa” riesce a terrorizzarti e incuriosirti al tempo stesso, ed è questa anche la sensazione che proverete alla fine del film, guardando ai cartelloni pubblicitari che invadono ogni angolo delle nostre città.

Morgan si muove sapientemente nel mondo dei brand, cercando sponsor per il proprio film – cioè il film che vi mostra la ricerca di Morgan, è per questo che è geniale – tra grandi colossi della cui metà nemmeno potreste immaginare l’esistenza, come il succo di melograno Wonderful Pom, che a quanto pare ha il 40% dell’efficacia del viagra (!)
Pressappoco funziona così: gli sponsor pagano, finanziando la produzione del film, e il film mostra tutto questo senza censure, inserendo qua e là uno spot pubblicitario per rispettare gli accordi presi e facendo cadere il telo sotto il quale si cela l’inquietante e miliardario sistema della pubblicità.
Un sistema che non si fa scrupoli di far leva sulle cosiddette “fasce tabù” di adolescenti e bambini, né tanto meno sulle nostre menti, e che colonizza gli ambienti in cui viviamo sottoponendoci ad un bombardamento senza tregua: davvero curioso è il caso della città di San Paolo, Brasile, la cui addetta della pianificazione urbanistica ha portato avanti il progetto di compiere una vera e propria disinfestazione di cartelli pubblicitari!

Ora possiamo concentrarci sulle cose che vogliamo vedere e ammirare senza avere sempre immagini forti che distolgono la nostra attenzione”, hanno affermato i cittadini di San Paolo, che mediante un sondaggio si sono dimostrati favorevoli all’iniziativa comunale al 90%. Non vi nascondo che vedere una città così grande senza nemmeno un manifesto della Coca Cola o dell’ Adidas fa’ un certo effetto!

Durante il film, ci sono numerosi esperti di fama internazionale che spiegano allo spettatore i meccanismi di funzionamento del mondo dell’advertising: perché ha così successo, perché ci condiziona così tanto, su cosa i brand cercano di focalizzare la nostra attenzione per farci comprare i loro prodotti.

Ci dicono in continuazione che non siamo nessuno – spiega Mark Crispin Miller, docente di scienze della comunicazione presso la University of New York – Nessuno. Inadeguato. Sfigato. Brutto. Stupido. Finché non compri quella cosa. Quanto dura la soddisfazione che dovrebbe darti? Quanto dura davvero, sempre che accada? Non dura. Non c’è soddisfazione. Non puoi veramente essere felice solo per aver comprato cose del genere

Quello che inganna della pubblicità è che dice come essere felice. Dice che, in qualche modo, i nostri prodotti sono connessi al benessere e alla nostra felicità. Ed è più grande delle bugie. Non sono i prodotti a renderci felici, ciò che ci rende felici è il vedere i prodotti come mezzo” aggiunge Sut Jhally, Università del Massachussets.

Ci dicono che le cose vendute dalle aziende fanno felici i bambini. Ma è perché li sommergiamo di queste cose fin dalla nascita. Non basta dire loro “Prendi un bastone e fai finta che sia la bacchetta di Harry Potter. Bisogna avere la “bacchetta vera“”, rincara Susan Linn, autrice del libro “Consuming Kids”.

Spurlock interpella registi di grandi film, tra cui Quentin Tarantino e Peter Berg [regista di “Hancock”, ndr], avvocati, docenti di comunicazione, il celebre filosofo e teorico della comunicazione Noam Chomsky,  gli ideatori delle più famose locandine del cinema del nostro secolo e molte altre personalità di spicco, immortalando in una pellicola di 90 minuti l’immagine più sfuggente, scabrosa e non di meno bugiarda della pubblicità.

Davvero da non perdere.

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