NON E’ SOLO UNA BORSA!

Una delle caratteristiche che oserei definire predominanti del mondo della moda è la creazione di miti, senza i quali non si potrebbe mai riuscire a vendere lo stesso prodotto a distanza di anni e fatturare cifre spropositate grazie a un solo prodotto per un secolo e più.

La creazione del mito ha più a che spartire con il marketing che con il design, e chi si illude del contrario è è completamente assuefatto dal mito sopracitato, e questo significa che la strategia di marketing ha fatto centro.
Senza testimonial invidiabili, enormi manifesti pubblicitari e spot spietati è categoricamente escluso che una borsa possa troneggiare negli armadi delle signore per più di qualche anno. Non importa quanto il suo design possa essere piacevole e i materiali utilizzati di ottima qualità, perché nel mercato verranno immesse altre borse, e il consumatore si troverà a desiderarle in un circolo di pelle e colori in cui regna sovrano l’Imperatore Consumismo.

Nel grande Universo delle borse ce ne sono quattro che a mio parere non si sono ancora estinte grazie ad abilissime strategie commerciali. Strategie che hanno visto coinvolte perfino due principesse e una First Lady.

  1. La Kelly e la Birkin di Hermés. Queste due borse hanno avuto due testimonial d’eccezione: l’attrice e  principessa Grace Kelly e l’attrice Jane Birkin.
    Oggi probabilmente è Jane Birkin ad essere associata alla borsa e molte di voi si chiederanno “ma chi è questa?”;  eppure negli anni ’60 era una delle donne più trasgressive e chiacchierate del mondo. Il film Blow-up, in cui la Birkin si mostra a seno nudo, rappresentò – come prevedibilmente si può immaginare – un vero e proprio scandalo, e unito alla sua abitudine di indossare gonne molto corte e quasi mai il reggiseno l’ha resa uno dei simboli della rivoluzione sessuale. Emblematica a questo proposito è la canzone che l’attrice incise insieme al suo allora compagno Serge Gainsbourg, Je t’aime.. moi non plus, di cui fu all’epoca proibita la riproduzione in moltissime radio.
    Riguardo Grace Kelly, beh, puntare su di lei è come puntare oggi su Kate Middleton: una donna giovane, bella ed elegante, all’epoca oltretutto famosissima grazie alla sua sfavillante carriera di attrice.
    Ma passiamo a parlare di quanto questi due bei volti abbiano giovato ad Hermés in quanto a cifre: 4130 € per ogni Kelly, 6000 € circa per ogni Birkin. Le più low cost, naturalmente.

    L’elegantissima principessa Grimaldi sfoggia la sua Hermés. A destra, due modelli della Kelly in costosissima pelle di coccodrillo.
  2. La 2.55 di Chanel. Kate Moss, Nicole Kidman, Keira Knightley, Alice Dellal, Blake Lively, e se volessimo tornare ancora più indietro negli anni come non potremmo citare Marilyn Monroe come testimonial di Chanel?
    Non avranno in prima persona diffuso il mito della 2.55, che è nata e si è diffusa a mio parere grazie al genio di Gabrielle Bonheur, ma senza tutte queste magnifiche e invidiate donne la doppia C ideata da Lagerfeld non sarebbe nemmeno venuta ad esistenza, probabilmente.

    La splendida Nicole Kidman, testimonial per lo storico “N° 5” di Chanel
  3. La Lady Dior di Christian Dior. Forse non tutti sapranno che il nome Lady è dedicato alla defunta principessa di Galles Diana Spencer, come Grace Kelly simbolo di eleganza e stile, ma soprattutto capace di catalizzare l’ammirazione (o l’adorazione?) popolare. Tanto per far sì che il mito della Lady Dior non si appannasse, star del calibro di Monica BellucciDiane Kruger e per ultima Marion Cotillard  le hanno fatto da testimonial. Segnalo a questo proposito lo splendido cortometraggio che vede protagonista la splendida attrice francese, intitolato The Lady Noir Affair 

    Lady Dior Cannage tricolore, P/E 2011. Colori briosi e un costo da capogiro: 3000 €.
  4. La Jackie O di GucciJacqueline Kennedy-Onassis si innamorò di una borsa di Gucci in pelle, il cui morsetto ricordava il mondo dell’equitazione (amato e di grande ispirazione anche per Fendi, Chanel ed Hermés): potrebbe suonare vagamente come una fiaba, ma in termini di fatturato l’immagine della First Lady fu considerevolmente positivo per il marchio Gucci.
    Come Jane Birkin, anche Jackie Kennedy era una donna-simbolo, amante dell’haute couture e senza dubbio dotata di gran classe, perfino nel sopportare i tradimenti del marito. Il suo charme superò perfino i confini imposti dalla Guerra Fredda: la first lady conquistò sia il suocero, padre di John Fitzgerald Kennedy, che l’allora leader sovietico Nikita Krusciov. Quando, nel 1968 Jacqueline convolò a nozze con l’armatore greco Aristoteles Onassis, nacque il soprannome che diede poi un’identità alla borsa del marchio Gucci: Jackie O.

    Jacqueline Kennedy, impeccabile ed elegante con la sua Jackie O al braccio

Il meccanismo psicologico che scatta nella mente delle donne (o forse è il caso di includere qualche uomo alla lista) è facilmente intuibile: vedi al braccio di donne così belle, eleganti, ammirate ed iconiche una borsa, e automaticamente quella borsa non è più solo una borsa. E’ un oggetto che ti può avvicinare a loro, e ti dici che magari con quella borsa potresti diventare così.
La borsa diventa così un oggetto del desiderio, perché promette bellezza e felicità.

E per averla si è disposte a fare di tutto. Non a caso si sono sviluppate, negli ultimi anni, tre particolari tendenze concernenti le borse:

  1. IL NOLEGGIO. “Noleggia una borsa da sogno a partire da 15 €” è il motto di www.myluxury.biz. Per intenderci, una Chanel modello classico, dimensione Large, in pelle matelassé nera vi viene a costare 100 € a settimana (95 se vi abbonate al sito) e 300 € al mese. Ma ce ne sono anche di più economiche: una Balenciaga Maxi Twiggy costa 60 € a settimana, 190 se la prenotate per l’intero mese, “appena” 50 € a settimana per la famosa borsa dal modello intrecciato di Bottega Veneta. 
    Se poi sia un inutile spreco spendere dei soldi per prendere in prestito qualcosa che non ci si può permettere o se sia un modo conveniente per usare una borsa giusto per un’occasione speciale o due, questi sono pensieri personali che prescindono dai calcoli del mercato.
  2. L’ACQUISTO DI BORSE USATE. Borse come nuove che vengono vendute a un costo dimezzato: detto così sembra l’affare del secolo. In realtà destreggiarsi tra falsi e falsi che cercano di spacciarti per “repliche di prima qualità” non è poi tanto semplice come sembra, e lo sconto che viene applicato su una Birkin non supera quasi mai il 20% del costo iniziale.
    Diciamo che questo può essere un buon metodo se usato con criterio, ossia cercando siti internet affidabili specializzati nelle second hand handbags, ma non aspettatevi comunque di trovare una Chanel 2.55 a meno di 1000 €.
  3. LA RIPRODUZIONE. Attenzione, perché “riproduzione” è diverso da “contraffazione”. Una borsa contraffatta presenta lo sfruttamento di un marchio o di un brevetto: per intenderci, una borsa con una doppia C che non è una Chanel è contraffatta; una che presenta lo stesso modello di una 2.55, tra cui magari anche l’impiego di autentica pelle matelassé, è una riproduzione.
    Si tratta a mio avviso di un ottimo modo per sfoggiare un modello di borsa particolare (come la Boston Bag di Cèline), senza spendere un capitale per pagare, sostanzialmente, la firma. Segnalo a questo proposito due siti  italiani, www.delucapelli.it, che consente anche il pagamento rateale e propone una borsa modello Birkin a 90 € circa, e www.pablobaldini.it.

Ultimo appello: non comprate borse contraffatte. Trovo che sia il modo più volgare per sfoggiare qualcosa che non ci si può permettere, senza contare  che sareste complici del reato di contraffazione e non sareste nemmeno tutelate se il pacco non arrivasse a destinazione o il prodotto fosse dissimile: è di gran lunga meglio comprare una borsa usata o che somigli a quella che è la borsa “dei vostri sogni”. 
Non fidatevi di coloro che vi garantiscono che quella che non chiamano “tarocco” bensì “replica” (che suona un tantino più ingannevolmente elegante e vi persuade che anche il gesto di comprarla lo sia) sia una borsa identica a quelle autentiche. Grazie al servizio di Report circa la produzione di borse Gucci e Prada, sappiamo che quella che paghiamo 4000 € in via Montenapoleone in realtà è un’unione di materiali costata non più di 40 €, e questo già fa venir via un po’ di smalto dal mito della borsa. 
Risparmiare per comprare un oggetto del desiderio va bene, finché non vi indebitate fino al collo e vi avvelenate l’esistenza perché non potete permettervi una Lady Dior in edizione limitata. 
Insomma gioie, è inutile che vi dica che le felicità della vita sono ben altre. E che, per quanto bella e chic possa essere, è sempre un container di rossetto, portafoglio, cellulare, chiavi, assorbenti e un’altra dozzina di cose dalle quali difficilmente riusciamo a separarci. Praticità e buon gusto non conoscono griffe, ricordatelo bene! 

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