IL BULLO SI FERMA COSI’

Una volta era il ragazzino più grosso che faceva il gradasso, oggi il bullo ha perso anche quel poco di “coraggio”, celandosi spesso dietro uno schermo o agendo nell’ombra, grazie a palate di tortura psicologica.
È più semplice e fa sentire anche meno in colpa scrivere un commento maligno, perché non sei costretto a vedere la reazione della persona che insulti.
E si pensa che le parole riescano a fare meno male delle botte…
Ma purtroppo non è così.

IL BULLO CHE NON TI ASPETTI.
Non è più soltanto quello grande, grosso e prepotente: l’altra faccia del bullo sono ragazzine studiose e apparentemente beneducate che si divertono a torturare le proprie coetanee.
Che siano spinte da invidia, gelosia o il cieco desiderio di primeggiare, l’isolamento, i pettegolezzi e la cattiveria creano ugualmente dolore e incredulità in chi queste angherie le subisce.

[Storie vere tratte da http://www.bullismo.com. Il mio consiglio è di leggerle con gli occhi, ma soprattutto con il cuore]

Un giorno mi trascinarono per tutta l’aula e poi mi appesero per la cintura dei pantaloni a un gancio che stava fuori dalla finestra e sporgeva dal muro!!! Rimasi appeso nel vuoto, solo per la cintura da dietro, per buoni cinque minuti, e sotto avevo almeno 10 metri…urlavo, piangevo, ma loro  ridevano come pazzi e chiamavano tutti a vedere la scena… Se si fosse strappata la cintura per me era finita… Finché qualche anima buona andò a chiamare un professore e mi tirarono dentro. La notizia fece il giro della scuola e per fortuna presero provvedimenti, convocarono i genitori, ecc.. Tre ragazzi furono sospesi per tre giorni e uno dopo venne bocciato.  Loro si difesero dicendo che era uno scherzo e inventarono che uno di loro mi teneva per le braccia. A distanza di tanti anni credo di aver superato quel brutto episodio, anche se ogni tanto mi capita di ripensarci. E’ importante quando si passa per queste esperienze confidarsi con amici (veri) e non aver paura di denunciare. Soprattutto non bisogna perdere la speranza nel fatto che non tutti sono delle belve, che al mondo ci sono anche tante brave persone. Non isolarsi, insomma; so che non è facile, ma guai se ci lasciassimo andare. Dipende anche da noi, dal nostro coraggio, uscire da queste brutte situazioni.

 Ho buttato cinque anni della mia esistenza in un “liceo classico”. Uno dei posti più orribili, più meschini e più vergognosi in cui un essere umano possa capitare […] Il vero inferno lo vissi negli ultimi due anni: in classe mia arrivò un ragazzo che ripeteva il secondo anno di liceo e divenni subito il suo bersaglio preferito, e a lui si aggiunse un altro idiota che stava nella mia classe da tre anni. L’ultimo anno si misero in testa una cosa veramente crudele: avrebbero fatto di tutto per non farmi ammettere all’esame di maturità. Ad inizio anno fecero spargere la voce che io ero stato promosso perché avevo seri disturbi mentali e quindi l’avevano fatto per pietà. Ed ecco che per ben quattro mesi iniziarono a darmi del “pazzo”, a dirmi che avevo gli amici immaginari, a buttarmi i libri a terra quando me ne stavo al banco da solo, ma soprattutto crearono un gruppo su facebook in cui mi insultavano con fotomontaggi, insulti e così via. La mia “fama” si diffuse per tutto l’istituto e tutti iniziarono a prendermi in giro, a sballottarmi, a picchiarmi, a urlarmi addosso, mentre il preside e i professori lasciavano scorrere tutto tranquillamente. Alla fine la smisero perché denunciai anche loro ai carabinieri, ma mi giocarono un ultimo colpo infame: loro non furono ammessi all’esame, ma i loro genitori si misero d’accordo con i professori e mi fecero uscire da quell’istituto con un 60. Così ho passato i miei “meravigliosi anni liceali”. Ora sono iscritto all’università, facoltà di lettere moderne. Al liceo mi dicevano che sarei rimasto solo tutta la vita, che non avrei mai avuto né amici né ragazza… Oggi sono circondato da persone che mi vogliono bene, che condividono i miei stessi interessi.. ho anch’io quello che si suole definire un “gruppo”. Ho un sacco di amici, il sabato esco e quanto alla ragazza ci sto lavorando, ma non c’è fretta perché ora voglio godermi la vita che non ho mai vissuto per colpa di quegli infami. Non posso negare purtroppo che nella mia anima ho maturato odio e cattiveria che ormai sono una parte di me. A chi subisce violenze voglio solo dare un consiglio: Reagite, non lasciatevi consumare da questi parassiti che hanno alle spalle guai ben peggiori. Non fatevi mai sopraffare, non dategliela vinta, reagite, parlatene con qualcuno o affrontateli voi.

Reagire: come si dovrebbe fare? C’è chi per difendersi dalle botte si iscrive in palestra e affronta i bulli a muso duro, però ci sono anche ragazze, come la 15enne Amanda Todd, che riversano l’odio direttamente su di sé ingurgitando candeggina o procurandosi dei tagli.
Nel 2005, in una scuola media di Ragusa, ben due ragazzini si sono tolti la vita perché continuamente presi di mira dai loro giovani compagni; nel 2006, a Castelnuovo, a compiere l’estremo gesto è stato invece un ragazzo ventenne.
Nel 2011 (i dati sono stati pubblicati nel marzo 2012) una linea di emergenza svizzera chiamata Pro Juventute Consulenza + aiuto 147 ha registrato un aumento del 15% delle chiamate inerenti al suicidio da parte dei giovanissimi.
La Federación estatal de lesbianas, gays, transexuales y bisexuales spagnola ha dichiarato che il 40% degli alunni che subiscono violenze fisiche o verbali di questo stampo cercano di togliersi la vita, e che su 300 suicidi giovanili annui la maggior parte sono causati da episodi di omofobia.

«Sono stato cresciuto in una famiglia molto religiosa. Sono stato fisicamente, mentalmente, emozionalmente e verbalmente aggredito quotidianamente per l’orientamento sessuale che dimostravo. Il mio nome non era più Eric, ma finocchio. Mia madre ha fatto un esorcismo per tentare di curarmi dalla mia omosessualità, prima di cacciarmi da casa».

Questa la testimonianza del 19enne Eric James Borges, che si è tolto la vita nel gennaio di quest’anno. Il ragazzo aveva deciso di lasciare la scuola e studiare privatamente dopo un’aggressione di gruppo che si era svolta dinanzi agli occhi di un insegnante. Nemmeno la sua collaborazione con il Trevor Project, un ente no-profit che si occupa di prevenire il suicidio di giovani omosessuali, bisex e transgender, gli ha fatto riconsiderare l’idea di uccidersi.

Perlomeno, se prima argomenti come omosessualità e bullismo erano dei tabù, negli ultimi tempi il mondo del cinema e della televisione si preoccupano di sensibilizzare il proprio pubblico a queste tematiche, dal film Boys don’t cry con la bravissima Hilary Swank alla serie televisiva Glee.

Tuttavia la svolta più grande arriva dai tribunali: la Suprema Corte di Cassazione ha più volte ribadito la cosiddetta “culpa in vigilando e in educando” degli insegnanti, ed oggi la vittima di bullismo è considerata in tutto e per tutto vittima di un reato e meritevole di risarcimento civile. Perché si configuri il reato di bullismo non sono necessarie le percosse: anche la denuncia presso l’autorità giudiziaria o un organo di polizia di voci diffamatorie e molestie (artt. 594- 595- 660 c.p.) sono sufficienti ad esperire una querela o ad avviare un procedimento penale, a seconda della gravità del fatto.
In materia di risarcimento civile, questo è commisurato al danno esistenziale, biologico e morale patito dalla vittima di bullismo, ed è quantificato dal Giudice in via equitativa.
Si è fatta forte, negli ultimi anni, la tendenza dei giudici ad assicurare un risarcimento cospicuo di diverse migliaia di euro, al fine di scoraggiare ulteriormente gli episodi di bullismo.
Infine, mentre il bullo maggiorenne risponde interamente per sé, nel caso di bullo minorenne la responsabilità si estende non solo ai genitori, ma anche agli insegnanti e all’amministrazione scolastica, in quanto i primi dovrebbero vigilare sugli studenti e la seconda dovrebbe preoccuparsi di verificare che vi sia un’effettiva vigilanza.
Per ulteriori informazioni circa il reato di bullismo, il risarcimento civile e la responsabilità di genitori ed educatori, vi rinvio a questo utilissimo sito.

E’ deplorevole che in una società sotto certi aspetti molto evoluta come la nostra esista ancora il fenomeno del bullismo.
Per fare qualcosa di concreto non sono sufficienti campagne di sensibilizzazione o minacce di querela, c’è bisogno soprattutto di ascoltare: e non soltanto la vittima di bullismo, ma anche il bullo stesso, poiché spesso anche lui ha un estremo bisogno di aiuto.
Un mondo senza bullismo è il sogno di molte persone, e ogni giorno alcune di queste lottano senza sosta contro insulti, percosse, isolamento e istigazione a farla finita.
Le cose stanno lentamente cambiando, ma se questo è possibile è perché altri prima di noi si sono schierati contro i prepotenti e hanno detto un “NO” deciso alla violenza.
Spetta a noi essere parte di questo cambiamento e garantire un futuro migliore alle persone che ci circondano. Probabilmente alcuni di voi hanno taciuto episodi di mobbing o hanno volontariamente ignorato ciò che accadeva ai propri coetanei: è stato un errore, ma può non ricapitare. Siamo NOI a dover far sì che non ricapiti.

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