River Phoenix – Tribute

Se avrete visto Stand by me- Ricordo di un’estate, il film tratto dal romanzo The Body di Stephen King, molto probabilmente vi sarete sentiti immensamente tristi quando nel finale viene rivelato cosa succede a Chris, il leader spirituale della banda.
Era il lontano 1986 e River Phoenix aveva sedici anni. Questo era il suo secondo film dopo Explorers, del 1985, e già il suo talento era cosa nota nel mondo del cinema.
Più tardi, Ethan Hawke avrebbe dichiarato di aver provato invidia nei confronti del collega, poiché la sua ascesa non era stata altrettanto rapida.
In ogni caso, chiunque durante la visione del finale del film sapesse della morte a ventitré anni per overdose di quel ragazzino biondo (che nella realtà non era biondo, e non aveva nemmeno gli occhi azzurri) avrà trovato un che di ironicamente profetico nel fatto che avesse interpretato il ruolo di Chris Chambers: un carismatico paciere deciso a riscattarsi e liberarsi dal peso della pessima reputazione della sua famiglia.
E la famiglia Phoenix, al secolo Bottom, si è riscattata per davvero nel decennio ’80-’90, dopo un passato poco onorevole presso la setta dei Children of God, accusata di abusi sessuali su minori mascherati come “modo per dimostrare l’amore di Dio”. 
River e la sorella Rain si esibiscono per diversi anni suonando per le strade, nel tentativo di racimolare i soldi necessari al sostentamento della famiglia; questo naturalmente prima che i provini cinematografici li lancino, insieme al fratello Joaquin e alla sorella Summer, nel mondo dello showbitz.
Dopo The Mosquito Coast (1986), Belli e Dannati (My Own Private Idaho, 1991) e I signori della truffa (Sneakers, 1992) River è una delle celebrità più in vista di Hollywood, impegnato a livello umanitario con campagne a favore degli animali e dell’ambiente e anche musicalmente: partecipa infatti alla composizione di brani insieme all’amico John Frusciante (chittarista dei Red Hot Chili Peppers) ed è chitarrista e voce degli Aleka’s Attic, la band rock/folk formata insieme alla sorella Rain.
Da Gus Van Sant a Udo Kier, da Stephen King a Brad Pitt, i consensi verso il più grande dei fratelli Phoenix crescono esponenzialmente, ed egli è considerato uno dei giovani attori più promettenti della sua generazione.
My own private Idaho viene osannato dalla critica e la toccante interpretazione di Phoenix nella parte di Mike Waters (sintetizzabile con la celebre frase che River stesso inserì nel suo copione, “I love you, and you don’t pay me“) esprime pienamente la posizione dell’attore a favore degli omosessuali.
Originariamente il personaggio di Mike Waters non è gay, ma Phoenix insiste affinché la sceneggiatura sia modificata e in un’intervista del 1992 afferma che scrisse quell’intero dialogo perché ” Non ha alcuna importanza se si tratta di gay o etero, il concetto di amore non corrisposto e la sofferenza che ne deriva sono universali“. 
Moltissimi fans hanno ringraziato calorosamente Phoenix per la sua posizione a favore degli omosessuali: in particolare, un fan americano ha dichiarato ” River Phoenix stava dicendo pubblicamente che essere gay è ok… Quel ragazzo cosi bello, ricco e famoso, mi stava dicendo che IO sono ok… Non lo scorderò mai“.
River ottiene anche la parte di Arthur Rimbaud in Poeti dall’inferno, film diretto da Agnieszka Holland, che dopo la prematura morte dell’attore andò al giovane Leonardo di Caprio.
Rimbaud, l’artista maledetto condannato per la sua relazione omosessuale con il poeta Paul Verlaine, era il protagonista di una sorta di auto/biografia di Henry Miller, il libro preferito di Phoenix – il quale si dice che vedesse molte analogie tra la vita tormentata di Rimbaud e la sua. Quello del poeta francese geniale e sregolato è un altro esempio di personaggio che si intreccia con la vita e la morte dell’attore, stroncato da una arresto cardiaco dopo l’assunzione di cocaina ed eroina sotto forma di speedball, la notte di Halloween del 1993.
Anche l’altro ruolo che venne assegnato a Leonardo di Caprio, quello del musicista punk Jim Carroll, giocatore di basket che entra nel buio tunnel dell’eroina, presenta tristi analogie con la dipartita di Phoenix, che viene ancora ricordata per il grandissimo impatto sociale che ebbe dentro e fuori Hollywood.
Da una parte vi fu l’atteggiamento scorretto dei media, che tra le altre cose pubblicarono la registrazione della disperata telefonata del fratello Joaquin al 911; questo episodio spinse quest’ultimo a ritirarsi a vita privata per un lungo periodo.
Dall’altra, il sincero dispiacere dei fan di River ha dato vita a numerosi siti web che fungono da memorial, raccogliendo la filmografia, le foto e le citazioni dell’attore; inoltre sono state molte le canzoni e i riferimenti cinematografici dedicati a lui, come “Transcending” e “Give it Away” dei Red Hot Chili Peppers, l’album “Monster” e la canzone “E-Bow the Letter” dei R.E.M., “Song for River Phoenix” di Dana Lyons, “Halloween” di Grant Lee Buffalo, “River” di Natalie Merchant,
l’omonima “River” di Ellis Paul e “Chris Chambers” degli Stereophonics. Inoltre Kurt Cobain, leader dei Nirvana, gli dedicò la canzone “Jesus Don’t Want Me For a Sunbeam”, pochi mesi prima della sua morte, e Tom Petty si esibì presso la città natale dell’attore, Gainesville, con “Ballad of Easy Rider”.

Il regista Gus van Sant, che aveva diretto River in My own private Idaho, ha dedicato all’amico il romanzo “Pink” (1998) e il film “Even Cowgirls Get The Blues” (1994).


Una vita breve, intensa e velata da un’ombra di tragicità quella di River Phoenix, quell’attore che i suoi amici definivano dolce, allegro, capace di ascoltare e di capire i lati più nascosti delle loro personalità, un Chris Chambers provato da abusi e ristrettezze che si è spento troppo velocemente, la cui fine gli sembra aleggiare intorno mentre si allontana sulle rotaie di Castle Rock.

Si tratta di una sensibilità che sembra quasi di percepire direttamente, al pari della tangibile spensieratezza dei primissimi film di Leonardo di Caprio: qualcosa che non si può imparare in nessuna scuola di recitazione.
Personalmente credo che se le cose fossero andate in modo diverso Phoenix oggi sarebbe uno degli attori migliori del panorama cinematografico. Oltre ad amare i suoi film, la cui visione consiglio calorosamente, c’è qualcosa in lui di estremamente puro e spontaneo che ne fa uno dei miei attori preferiti al di là dei personaggi che ha interpretato.
È per la grande stima che nutro nei suoi confronti e per l’ispirazione che Phoenix mi ha dato che ho deciso di scrivere questo post in tributo alla sua memoria.
Sono dell’idea che in questo mondo non si possano guardare le cose in bianco o in nero, perché ciò che può portare una persona a compiere scelte sbagliate sono spesso la stessa fragilità e bontà che la rendono estremamente speciale: l’unica cosa dalla quale senza dubbio si può trarre giovamento è l’impronta che questo giovane dal talento straordinario ha lasciato nel mondo. Ed è questo che a parer mio andrebbe guardato, perché speedball e quant’altro centrano veramente poco con tutto il bene che una persona può fare e l’ispirazione che può dare agli altri.
Grazie, River Phoenix.


Tutte le immagini e le dichiarazioni presenti in questo post sono state attinte dal sito internet http://riveritalia.blogspot.it, un memorial virtuale ricco di fotografie e informazioni sulla biografia e la filmografia di River Phoenix, al quale vi consiglio di dare un’occhiata.
Reperire alcuni film in cui Phoenix ha recitato è un’impresa alquanto ardua, considerando che talune pellicole (come The Thing Called Love) si trovano solo ed esclusivamente in lingua originale. Vi consiglio comunque calorosamente di cercare (sulla rete e fuori) in particolar modo “My own private Idaho”, “Stand by me” e “The Mosquito Coast”.
L’uscita dell’ultimo film – incompleto – di River Phoenix, Dark Blood, è prevista per quest’anno. 

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