Mete interessanti per una scampagnata domenicale – Meglio noti come: i posti più terrificanti del mondo.

Eccomi di nuovo qui nel magico mondo di WordPress – no, non sono morta né ho vissuto una mirabolante esperienza premorte – con un post che desideravo pubblicare da tempo.
Mi piacerebbe dire che ho speso un sacco di tempo in estenuanti ricerche sul posto, ma purtroppo o per fortuna non è vero.
Nella mia zona ovviamente – come nella vostra – ci sono leggende, dicerie & altra roba assolutamente attendibile circa infestazioni di case, castelli, posti nei quali prima sorgevano manicomi e orfanotrofi e magari anche carceri col braccio della morte, perciò mi sono impegnata per trovare qualcosa di diverso dalla solita casa-in-cui-è-stato-commesso-un-omicidio-passionale.

1. Aokigahara Forest (in italiano non è abbastanza “creepy”)

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Okay, partiamo dalla premessa che se l’Inferno fosse davvero come Dante l’ha decritto, sicuramente nel girone dei suicidi il gruppo più numeroso sarebbe quello dei giapponesi che preparano sushi o fotografano qualsiasi cosa.

La ragione dell’altissimo tasso di suicidi in Giappone è radicata nella cultura di questo Paese, in cui togliersi la vita è considerato un modo di morire estremamente dignitoso (dalla tradizionale pratica del seppuku nacque addirittura la pratica di “farsi esplodere”, e di qui l’origine dei kamikaze); ma il fatto che la foresta di Aokigahara sia così gettonata dai suicidi è colpa di un romanzo d’amore.
Nonostante la mia pressoché nulla conoscenza del giapponese, posso affermare con certezza che “Kuroi Jukai” parla di un giovane innamorato che si suicida in questa benedetta foresta; da questa scenica scelta letteraria è partita la prassi di andare ad Aokigahara a uccidersi, stando alle statistiche soprattutto dopo un divorzio.
A nulla valgono i cartelli che cercano di far riconsiderare agli aspiranti suicidi il loro gesto… E non vi dico cosa c’è a terra! Indumenti, bottigliette d’acqua, fermacapelli.. Perfino delle apparentemente innocue forbici rosa dalla punta arrotondata, identiche a un paio che usavo alle scuole elementari. Non sono sicura che tutte le fotografie che girano su questa foresta siano autentiche – perché tenere i crani ricoperti di erba ancora là, ad esempio? O perché un paio di mutande della Levi’s?

In ogni caso per fare una scampagnata all’insegna della natura è sicuramente l’ideale.

2. Bones, bones everywhere. 

Immaginate che ci sia Buzz Lightyear a dire questa frase: è proprio a lui che ho pensato quando ho visto la prima di una lunga serie di chiese che hanno come principale attrazione gli ossari.
Ce ne sono davvero parecchie, anche qui in Italia, e dopo un accurato e ponderato ambarabacciccicocò ne ho scelte due: il cimitero dei frati Cappuccini a Roma e l’Ossario di Sedlec in Repubblica Ceca, che hanno come merito una disposizione alquanto fantasiosa delle suddette ossa.
Il primo non è nato con l’intento di mettere i brividi, ma piuttosto per prendere confidenza con quella che il fondatore dell’ordine dei Cappuccini – per coloro che  hanno pensato a latte e caffè, mi riferisco a Francesco d’Assisi –  chiamava “Sorella Morte”.
E anche il secondo non ha, di fondo, cattive intenzioni: nel cimitero infatti un abate aveva sparso della terra proveniente da Golgota, il luogo dove si ipotizza che venne crocifisso Gesù Cristo, e in molti (ricchi) vi seppellirono i propri cari per donar loro “la salvezza eterna”. Le ossa erano così tante che un bel giorno un intagliatore del duca di Schwarzenberg decise di riorganizzarle, dando sfogo al suo estro creativo. E il risultato è… beh, giudicate voi.

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3. Chuckie’s Home sweet Home

Se io vi dicessi Xochimico, voi sicuramente mi rispondereste “Eh?”: è proprio per questo che ho scelto questo suggestivo posto per la mia meta di scampagnate numero tre.
Dunque, c’era una volta Don Julian Santana, che abitava tutto solo, da buon eremita che si rispetti, su un’isoletta in un canale di Mexico City. Un giorno trovò il cadavere di una bambina in un canale, e questa visione lo tormentò che non vi dico. Quando l’uomo pescò una bambola, lo interpretò come un segno: pensò che l’anima della giovane creatura avrebbe trovato sollievo – e tra le altre cose lo avrebbe lasciato in pace – se avesse avuto qualcosa con cui giocare. Così decise di appendere la bambola ad un albero dell’isola. Dopo probabilmente deve averci preso gusto, perché attualmente ogni angolo dell’isola è qualcosa del genere:

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A chi di voi starà pensando “Beh, dai, in fondo è un’idea carina” faccio notare che la natura ha leggermente in antipatia le bambole, e quello che inizialmente si presentava come un tenero Cicciobello ora è qualcosa di più simile a questo:

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Se volete deliziarvi con altre squisite immagini dell’Isola delle Bambole (okay, magari i messicani non sono tipi originali) nel magico mondo di Internet ne troverete a bizzeffe. Una romantica passeggiata tra bambole mutilate… Non riesco a immaginarmi un San Valentino migliore!

4. Burn it to the ground.

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Gli effetti dell’incendio nel sottosuolo di Centralia. Nei vent’anni successivi all’incidente la cittadina è stata completamente evacuata e molti edifici abbattuti.

Si chiama Centralia, è in Pennsylvania e brucia. Costruita su un enorme giacimento di antracite, questa cittadina di appena duemila abitanti si è accesa e non si è più spenta: l’antracite è difficile da accendere, ma spegnerla è un’impresa ancora più ardua; e così, quando nel 1962 dei rifiuti ardenti sono stati immessi in un pozzo dismesso (leggi: discarica illegale), la vena carborifera ha preso fuoco e ne avrà ancora per centinaia di anni.

Indubbiamente una vicenda da usare come monito per un corretto uso delle risorse naturali, ma vi è un lato positivo: Centralia ha ispirato l’ambientazione del film Silent Hill, ispirato all’omonimo e famoso videogame.

5. Twin City

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Candido Godoi, un paese in Brasile in cui gran parte degli abitanti hanno discendenza tedesca, è noto per l’altissimo tasso di nascite gemellari (il 10% contro circa il 2% del resto dello Stato federato). Creepy? E perché mai? Chi non adora i gemelli?
D’altronde anche in altri luoghi del mondo vi sono dei tassi di nascite gemellari più alti della media, ma secondo lo studioso Jorge Camarasa  non è un caso che il dato abbia cominciato a crescere negli anni ’60, esattamente quando un rispettabile medico tedesco di nome Richard Weiss vi è arrivato.
Stando ai racconti quest’uomo curò molte donne, distribuendo medicine e preparati e assistendole nella gravidanza. Sosteneva tra le altre cose di saper far nascere gemelli maschi dalle mucche e parlava già allora d’inseminazione artificiale.
Anomalo? Sicuramente ha tutto più senso se si considera che Richard Weiss non è che un nome fittizio, che il dottor Joseph Mengele ha usato per espatriare in Sudamerica. Camarasa sostiene che Candido Godoi è divenuto il “laboratorio a cielo aperto” del genetista: non sembra essere una casualità che altrove solo un parto su 80 dà vita a una coppia monozigote, mentre nel paese in questione una gravidanza su cinque si conclude con la nascita di una coppia di gemellini con occhi blu e capelli biondi. Questo un po’ creepy lo è sicuramente.

6. Jatinga e Overtoun

Se siete tra quelle persone che adorano fare passeggiate con i loro quattrozampe, o siete tipi un po’ bizzarri e durante le scampagnate vi portate dietro i vostri volatili, non andate in questi posti.
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Niente di personale contro il ponte di Overtoun (Scozia) e il villaggio di Jatinga  (India), ma si dà il caso che queste due amene località abbiano la spiacevole fama di essere vere calamite di suicidi per (rispettivamente) cani e uccelli.
Secondo delle stime, è dagli anni ’60 che giù dal ponte di Overtoun si gettano circa cinque cani ogni sei mesi; la faccenda non sarebbe abbastanza creepy, e dunque non potrebbe essere in questo post, se i cani sopravvissuti al bagno non si gettassero nuovamente in acqua. Secondo lo studioso Sexton, che tuttavia non si è fatto portatore di una risposta definitiva, è l’urina di un mammifero chiamato mustela lutreola (se ne contano 26 mila in tutta la Scozia) che “affascina” i cani e dunque li spinge a buttarsi. In particolare, ha detto Sexton al Daily Mail, il ponte impedisce la vista ai cani e attutisce i suoni, così l’olfatto viene potenziato.
Per quanto riguarda Jatinga, centinaia di uccelli si schiantano regolarmente al suolo, in una zona ben precisa di 200 metri per 1500 circa, tra le 19:00 e le 22:00. Le teorie a riguardo si sono sprecate: magnetismo, altitudine, velocità del vento.

Energie o suggestione? 

Presso Castel del Monte, in Puglia, si dice che ci sia una stanza che canalizzi particolari energie: nello specifico, quando ci si trova lì, non si riescono ad alzare completamente le braccia. E’ stato però notato che ciò avveniva soprattutto a persone che sapevano del “potere” della stanza, mentre visitatori ignari ai quali è stato chiesto di alzare le braccia ci sono riusciti senza difficoltà. Suggestione? Può capitare: tra le tante case che si dicono essere infestate – per reperire le informazioni necessarie a redarre questo post ho letto molte storie in proposito – ce ne sono davvero alcune che nascondono delle “presenze” o si tratta soltanto del frutto di una predisposizione mentale dei visitatori?

Secondo l’archeologo T.C. Lethbridge, che ha raccontato diversi episodi sulla base dei quali ha elaborato la sua tesi, posti in cui si verificano eventi tragici – come i suicidi – possono “registrare” energie negative, in particolar modo se si trovano in prossimità di corsi d’acqua, un elemento fortemente catalizzatore; tale registrazione può essere “letta” da persone particolarmente sensibili (per maggiori informazioni cercare: psicometria).  Questo potrebbe spiegare i suicidi ad Aokigahara, presso il ponte di Overtoun e il villaggio di Jatinga? Può darsi.

Per il momento non posso che augurarvi una felice scampagnata domenicale, come da titolo.

(Nell’immagine in evidenza: Hellingly Hospital. Data l’eccessiva lunghezza del post, non ho inserito anche questo posto terrificante. Le informazioni reperibili su internet sono principalmente in inglese, ma ve ne sono in abbondanza)

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