The Great Gatsby [no spoiler]

“Non regge il confronto con il libro”
“E’ un film commerciale”
“Delizioso!”
Direi di aver riassunto con queste tre laconiche frasi la reazione degli spettatori del nuovo “The Great Gatsby” di Baz Luhrmann.
Senza considerare la “febbre da Daisy” che ha portato – per ragioni ai miei occhi completamente inspiegabili – le donne di tutto il mondo a usare una foto dell’attrice Carey Mulligan come foto profilo di Facebook, a mio parere il film ha ricevuto un’accoglienza molto più calorosa dal pubblico che dalla critica.
Chi avrà anche solo una vaga conoscenza di Zelda Fitzgerald non ha avuto difficoltà a ravvisare numerose sue caratteristiche nel personaggio di Daisy: bella, frivola, affascinante e terribilmente ingrata, che dopo aver sfracellato cose e persone era solita ritirarsi nel suo denaro.
Bella e vuota, sì, ma anche capace di portare un uomo alla rovina per il solo peccato di averla pazzamente amata.

gatsbyVenendo alla nostra storia, negli anni del Proibizionismo la villa di Gatsby offre musica, divertimenti, balli sfrenati e la possibilità di godere di grande intimità, come osserva l’incantevole Jordan Baker (amica di Daisy e attrice non protagonista): sono gli anni che precedono il crollo di Wall Street del 1929, in cui tutto sembra essere perfetto, come in un musical alla “Il Mago di Oz” . E’ infatti proprio a quest’ultimo che ho pensato quando la macchina da presa indugia sull’arrivo di Nick a West Egg.

Che il film di Luhrmann si confaccia al grande pubblico è un’ovvietà: la colonna sonora è composta da pezzi degli anni ’20 riediti da artisti a noi contemporanei: Lana del Rey e Florence + The Machine offrono le loro malinconiche voci ai momenti più struggenti, gli anni ’20 perdono quell’aria nostalgica e quasi polverosa e ci vengono presentati come dovevano apparire a chi li ha vissuti in prima persona. Questa ambientazione si avvicina incredibilmente ai giorni d’oggi, a parte la linea deliziosamente retrò di automobili e telefoni, gli abiti elaborati delle donne e quelli sofisticati degli uomini.

Luhrmann ha reso la storia di Gatsby attuale e sfavillante, come se noi potessimo davvero viverla, come se non fosse l’ennesimo racconto che ci ritroviamo a guardare con un’aria di superiorità -quasi fosse un grazioso ninnolo d’epoca che appare però opaco e privo del suo passato splendore: a mio avviso è questo il più grande merito del regista americano, aver reso una storia d’altri tempi alla portata di qualsiasi spettatore, senza la pretesa di farne un pezzo raro concesso ad un pubblico elitario.
Nick, giovane di belle speranze per il quale la borsa può impararsi sui libri, Tom, marito misogino che tiene alla moglie non più che ad una testa di cervo, Jordan, intelligente ma a mio parere non abbastanza valorizzata nella pellicola, Daisy, una donna evanescente come un sogno e quasi anaffettiva, e poi Gatsby, un uomo misterioso in grado di diventare milionario, che però senza l’approvazione della sua amata sente di essere una nullità, circondato da centinaia di persone, eppure terribilmente solo.

E poi c’è un tema che sottende tutta la storia, la grande domanda.. “Si può ripetere il passato?”

Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.

L’opera di Fitzgerald è pregevole, la scrittura è sublime e le riflessioni sono come di consueto elegantemente caustiche: lo scrittore sviscera i problemi della sua generazione, mette molto di se stesso nel personaggio di Nick – come quest’ultimo anche lui ha vissuto problemi di alcolismo; indubbiamente è una lettura consigliata, ma ad un po’ di tempo di distanza dal film per essere gustata meglio.
Non mi piace riassumere in un numero la mia opinione su qualcosa. Dico solo che questa produzione di Luhrmann è stata decisamente all’altezza delle mie aspettative.

Film consigliatissimo, in cui immergersi minuto dopo minuto.THE-GREAT-GATSBY-International-Poster-04

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