QUEL MAGNIFICO VIAGGIO NELL’HORROR

I topic della casa infestata, del manicomio e delle streghe sono così diffusi nelle produzioni del genere horror che spesso si ha la sensazione del “già visto”.

Ma non se vedete American Horror Story. 

Definito imprevedibile e accattivante dal Boston Herald e dal Washington Post, questo show televisivo promette anche per la sua terza stagione di tenere incollati allo schermo gli amanti del genere horror grazie a generose dosi di paura e ironia e ad una trama ben strutturata.
I suoi pregi? Non ha paura di spaventare lo spettatore, non si dilunga inutilmente (dodici episodi la prima stagione e tredici la seconda, a fronte dei circa 20 episodi di altre serie televisive) e affronta svariate tematiche sotto il filone sempreverde dell’horror.

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L’attore Evan Peters, nei panni di uno dei protagonisti di American Horror Story, Tate Langdon

I caratteri ridondanti delle serie televisive e dei film d’orrore vengono messi da parte, a favore di adulterio, sindrome di Down, sessualità, psicosi, aborto, disagio giovanile e un interessante revival del caso “Black Dahlia” del 1940; il risultato è una storia che si snoda intorno alle paure e ai terribili gesti umani, condito da un gusto retro che non dispiace e da tanta, tanta suspense.
Ciò che contraddistingue AHS dai suoi coetanei dello stesso genere è il fatto che si tratta di un prodotto intelligente, che spinge lo spettatore a riflettere su tematiche scottanti e controverse, a differenza di altre produzioni d’oggi che prediligono il lato splatter o più generalmente d’impatto, curandosi poco del messaggio che sottende il sangue, le torture & tutto il resto.
I film horror degli ultimi dieci anni prediligono la crudezza della trama e delle immagini: esempi ne sono “Non aprite quella porta”, “La casa dei 1000 corpi” (entrambi del 2003), “Hostel”, “Le colline hanno gli occhi” e i sempreverdi film sugli esorcismi.
Nuovo filone è quello degli horror movie girati come dei documentari con una telecamera nelle mani di un personaggio: la scena in questo modo viene vissuta in prima persona dallo spettatore, come in alcuni videogames del genere; esempi ne sono “Rec” e “Paranormal Activity”, che sono stati gli apripista ad una lunga serie di film girati in modo analogo.
Inferiori di numero ma di profondità senza dubbio più elevata le pellicole con sfumature thriller e psicologiche: dal bellissimo “1408” del 2007 all’inquietante “The Orphan” del 2009, con ottime interpretazioni da parte degli attori protagonisti.

The-ringIn un settore che prende molti spunti dai creativi nipponici (gli esempi si sprecano, da “The Ring” a “The Eye”, rifatti dalla cinematografia americana), effettivamente i temi sono sempre gli stessi e ci sono poche novità. Grande successo ha riscosso la saga di “Saw”, che comunque negli ultimi capitoli ha perso lo spessore e la profondità che aveva contraddistinto le prime produzioni, riducendosi anch’esso a carne tritata e sangue a volontà; alcuni registi hanno puntato poi sul binomio orrore e romanticismo, facendo venir fuori prodotti non ben definiti che a mio parere sarebbe esagerato far rientrare nel genere horror vero e proprio. Gli odierni “Twilight” e “Warm bodies” hanno ben poco da spartire con mostri del settore come “Intervista col vampiro” (capolavoro di Neil Jordan del 1994) e la saga di “Underworld”: sono più che altro dei teen-movie abbastanza banali che sfiorano il tema del soprannaturale senza calarvisi a pieno.

Personalmente ho trovato molto divertente “Dark Shadows” di Tim Burton, ispirato ad un serial che molti big di Hollywood adorano (tra cui lo stesso Depp, attore protagonista), ma lo consiglierei più come bel film non impegnativo che come pietra miliare dell’horror.
L’intento di Brad Falchuk, insieme a Ryan Murphy ideatore di American Horror Story, era far vedere questo genere da un’altra prospettiva, e a mio parere ha finora realizzato il suo obiettivo.

Se siete deboli di cuore, deboli di stomaco e anche fragili psicologicamente vi sconsiglio caldamente di vedere AHS, perché davvero, non fa per tutti. Pur essendo una grande amante del settore l’ho trovato non poco scioccante, ma davvero ricco di spunti e con dei risvolti molto interessanti.
Qui di seguito vi propongo una lista di film che vi consiglio, basandomi esclusivamente sul mio gusto personale. Per intenderci, non vi metto film che “hanno fatto la storia” dell’horror movie, celebrati dalla critica ma che per la sottoscritta sono stati un buon pretesto per cancellare foto inutili dalla gallery di Whatsapp.

Film consigliati:

  • Schegge di follia (Heathers), 1988 [E’ più che altro una black comedy, assolutamente fantastica]
  • Carrie – Lo sguardo di Satana, 1976 e 2013
  • Dark Shadows, 2012
  • The Orphan, 2009
  • Intervista col vampiro, 1994
  • 1408, 2007
  • Underworld, 2003
  • Frontiers – Ai confini dell’inferno, 2007 [Non ho potuto citarlo nel post, ma vale davvero la pena di vederlo. E’ un ottimo esempio di unione tra lo splatter e l’horror più psicologico]
  • The Ghost Ship, 2002
  • The Skeleton Key, 2005
  • Martyrs (À l’intérieur), 2007
  • Non aprite quella porta – L’inizio, 2006
  • 30 giorni di buio, 2007
  • Omen – Il presagio, 2006
  • Saw I, 2004
  • Shining, assoluto capolavoro del genere, classe 1988.
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