Sesso, Droga e Chanel: l’incredibile storia dei ladri dei VIP

“I ragazzi sono bombardati dai reality show e dalla cultura dei tabloid,  ormai sembra sia tutto normale. Quando vado ai concerti, vedo tutti che si fotografano e subito postano le loro foto online.  Come se le tue esperienze non contassero nulla, a meno che non sia qualcun altro a guardarle. Ci sono video di ragazzi che festeggiano i 16 anni e come tema vogliono un tappeto rosso. Questo film è una visione estrema di tutto questo”
Sofia Coppola su Bling Ring

Sofia Coppola, figlia d’arte di uno dei più grandi “big” nella storia del cinema, è una persona riservata e gelosissima della propria vita privata.
Appare quasi ironico che abbia voluto girare un film sulla scatenata gang dei “Bling Ring”, ragazzini all’ultima moda che nel giro di un anno hanno svaligiato le case di Orlando Bloom, Paris Hilton, Lindsay Lohan e Rachel Bilson.
Nick, Rachel, Alexis, Courtney e Tess sono ladri atipici, non tanto stregati dai Rolex, dai vestiti di haute couture e dalle borse di Vuitton…
Quanto dall’idea di possedere qualcosa appartenente ai propri idoli.

“Voler indossare i vestiti di qualcun altro è poi così diverso da volersi coprire con le loro pelli, come il tipo de “Il silenzio degli innocenti”?”
Ufficiale Goodkin, che ha seguito il caso Bling Ring.

La gang ha cominciato con furti di modesta entità (qualche reggiseno costoso, un vestito griffato, soldi spiegazzati trovati nelle borse e una bottiglia di vodka, tutti presi a casa della Hilton), per poi arrivare a sottrarre un patrimonio pari a tre milioni di dollari in gioielli (quasi tutti alla stessa Hilton), opere d’arte, vestiti e perfino trucchi, fotografie e altri oggetti personali.
Nella casa dell’attore Brian Austin Green, dove i Bling Ring – stando alla versione di Nick- si sono introdotti perché Rachel voleva a tutti i costi appropriarsi del guardaroba di Megan Fox, hanno perfino rubato una pistola Sig Sauer .380.
Ad aiutarli un 27enne buttafuori, Roy Lopez, che pagava due soldi la merce di valore che loro rubavano: “Ci ha dato 5.000 dollari per 10 Rolex” – ha detto Nick – Ci ha fregati, ora che ci penso”.

Nick Prugo ha confessato diversi reati, molti dei quali non erano neanche conosciuti dalla polizia.
Ha tra le altre cose definito Paris Hilton “una stupida”, poiché teneva la chiave della propria enorme villa sotto lo zerbino, e sostiene di aver sniffato cinque grammi di cocaina trovati in casa sua.

Emma Watson On The Set Of 'The Bling Ring'
“Entravamo nelle boutique frequentate dalle attrici, stilosi e bellissimi. Usavamo le carte di credito, nessuno faceva domande”
Nick Prugo

Il gioco dei ragazzi però diventava sempre più pericoloso: mentre Nick cadeva nella dipendenza da cocaina, rubando perfino ai propri genitori, le telecamere di sorveglianza della villa dell’attrice Audrina Patridge avevano ripreso i volti dei ladri e i video erano stati mandati in onda nei notiziari locali di Los Angeles.

La leadership di Rachel però era così forte da “far passare la cosa come normale”.
I furti sono cominciati per un suo desiderio e il suo migliore amico, che ha più volte dichiarato di amarla come una sorella, l’ha assecondata senza mai imporsi.
Nick ha più volte dichiarato che durante le folli incursioni a caccia di denaro, vanità e ricchezza, era nervoso, sudava, urlava disperato che voleva andarsene e non riusciva a sopportare la pressione, mentre Rachel lo tranquillizzava e manteneva un controllo assolutamente straordinario.
A casa di Rachel Bilson ha perfino usato in tutta calma la toilette.

bling3

Droga, griffe, fotografie nei club più esclusivi di Los Angeles: così i ladri dalle vite troppo piatte realizzavano il sogno di ogni adolescente, vivere come delle celebrità.

In molti hanno citato i reality show come causa primaria del dissesto morale dei giovani, che sempre più pretendono le luci della ribalta e sono disposti a tutto per un capo griffato o l’ingresso in una discoteca glamour.
Prugo ha detto che la Lee era sempre stata ossessionata da telefilm come “Gossip Girl” e “The Hills” e che desiderava quella vita e quei vestiti.
Ma gli abiti costosi e le celebrità sono del resto sempre esistiti, e con loro la spropositata voglia, da parte dei non famosi, di assaggiare una fetta di quel mondo luminoso e pieno di promesse in cui chiunque sembra un dio.
L’Olimpo per il quale i “comuni mortali” venderebbero l’anima.

Basta immaginare la folla di fan che chiedono autografi, i flash dei fotografi, il lusso sfrenato e la gente che pur di avere delle scarpe che tu non ricordi neanche di possedere rischia fino a sette anni di carcere.
La linea tra sogno e incubo è sottile, e sparisce quando non hai più privacy, la cocaina entra prepotentemente nella tua vita e dei ragazzini rubano i tuoi cimeli di famiglia e le tue foto private, frugano tra le tue cose e vivono pezzi di te.

Ma quanto queste cose sono “tue”, se te le godi solo facendo sapere al mondo che le possiedi?
Quanto casa tua è “tua” se ci fai entrare delle troupe televisive per girare un reality?
Quanto le tue vacanze, i tuoi giorni, i tuoi minuti e la tua intera vita sono roba tua, se hai la necessità di far sapere al mondo con fotografie, video e status dove sei, cosa fai e con chi sei?

Se nel libro (e poi nell’omonimo film) “Fight Club” si dice che gli oggetti che possediamo alla fine ci possiedono, questa storia rende evidente una realtà ancor più amara: l’attenzione, l’ammirazione e l’invidia altrui ci stanno sempre più animando a fare, comprare ed essere.
I social network ci spingono fino all’altra parte del globo, in ogni angolo di mondo che abbia una connessione alla rete, e noi condividiamo la foto della nostra nuova borsa, di noi che giochiamo a pallacanestro, della piscina dell’hotel in cui stiamo passando le vacanze.
Amiamo rendere di dominio pubblico tutto questo, e sbirciare nella vita degli altri.
Non risulta né logico né tanto meno giusto condannare la potenza dello strumento “web”, che tanto appare come il fuoco donato da Prometeo agli uomini; lo stesso fuoco che serve a riscaldare, allontanare le bestie feroci e cuocere i cibi quanto a bruciare, uccidere e distruggere.

Se “The Bling Ring” sia romanzato o meno, veritiero o meno, se le dichiarazioni di Goodkin e della giornalista Nancy Sales siano false, se Nick Prugo sia sinceramente pentito, se Rachel Lee sia pazza e ossessionata, questo conta ben poco nello scenario generale.
Tappeti rossi si srotolano verso negozi e club, promettendo la felicità.
I miti degli adolescenti, che si sono dichiarati feriti e sconvolti per le infrazioni,  poi fanno un uso abituale di stupefacenti, si mettono alla guida ubriachi e – ironia della sorte – finiscono in prigione nello stesso blocco dei ladri rei di averli derubati (ndr: Alexis Neiers ha speso appena 30 giorni di carcere nello stesso blocco della Lohan).
Questi idoli non fanno niente per nascondere la propria vita, tutt’altro: la Hilton ha girato svariati reality che avevano come trama comune la ricerca di un “bff”, ossia di un amico del cuore, e reso pubblico un film pornografico di cui è protagonista.
In definitiva,

Essere famoso è ben diverso dall’essere un modello.

Il nostro viaggio sull’Hollywood CityPASS è finito.
Non mi resta che augurarvi una buona visione.

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