JOKER CONTRO JOKER

Quanto è cambiato il mondo insieme ai Joker. 

È meglio il Joker di Nicholson o il Joker di Ledger?

Questo è uno dei dibattiti più appassionati tra quelli che hanno ad oggetto la diversa trasposizione di un personaggio attraverso i sequel.
Nemmeno sulla figura di Batman c’è mai stata una simile disputa, forse perché il Joker è il vero protagonista di Batman dell’89 (regia di Tim Burton) quanto de Il Cavaliere Oscuro del 2008 diretto da Christopher Nolan.

In in un angolo del ring abbiamo il fantasioso e umoristico Joker interpretato da Jack Nicholson, nell’altro quello iper-realistico cui ha prestato il volto Heath Ledger, la cui morte è – o almeno, così piace pensare ai più – avvolta da una sorta di tragica follia che ricorda quella del pagliaccio più controverso di sempre.

Prescindendo da ogni connessione o riferimento al Joker fumettistico, va premesso che stiamo parlando di pellicole tra loro parecchio distanti negli anni e ideate da due geni differenti.
Se lo stile di Nolan è marcatamente più realistico e pragmatico, è indubbia l’abilità di Burton di costruire qualcosa di fantasioso e quasi magico all’interno dei suoi film; che sia l’ambientazione, il dettaglio di un personaggio o il trucco, nelle sue creazioni la realtà non è mai soltanto la realtà.
Ma a ciò va aggiunto, ed è questo che spesso i difensori dell’uno o dell’altro Joker sono rei di dimenticare, che la società degli albori degli anni ’90 era straordinariamente differente da quella del primo decennio del 2000.
Il decennio ‘80/’90 è l’incarnazione dell’esagerazione, dell’apparenza, della frivolezza e del benessere: e Gotham è questo, una magnifica città gotica che vive di estetica, in cui il variopinto Joker di Nicholson sparge il panico contaminando i cosmetici con il suo Smylex. Niente a che vedere con la crisi che nel 2008 allunga la sua mano sull’America e l’Europa, in cui il cinico Ledger-Joker proclama il caos e l’anarchia.

Un dibattito su quale Joker sia il migliore non ha senso, perché lo scenario, la storia e l’idea sono completamente diversi, e non convince la tesi – seppur diffusa – che Nolan abbia reso sia lui che la sua “evoluzione ideologica” Bane dei malvagi portatori di una filosofia sterile, di un incomprensibile ideale superiore.
Bane è la voce distorta e violenta della povertà, dei deboli che hanno sofferto l’abuso dei potenti, ed è una voce così coerente e allineata con la realtà odierna che quasi lo spettatore stenta a non tifare per la sua rivoluzione. È la degenerazione che segue la scomparsa del Joker e l’oscuro nulla in cui piomba lo stesso Batman, nato da un mondo ipocrita che idolatra l’assassino Dent e che non ha più speranze di miglioramento.
Nolan dipinge nella sua saga una Gotham sempre più sporca e corrotta, in cui il Male (quello della mafia, della droga e dei giochi di potere) trionfa e fa germinare un Male ancor più radicale, puro e fine a se stesso.
Joker vuole solo vedere tutto bruciare, non esercita violenza in virtù di una poltrona o del denaro, è l’incarnazione di un’emozione sregolata che nasce dalla disperazione. La  disperazione che può conoscere solo un’età in cui per la prima volta dopo tempo immemore i genitori sono preoccupati che il mondo in cui cresceranno i propri figli sia peggiore del proprio.
Nicholson si diverte perché nella Gotham e nell’America degli anni ’90 c’è spazio per una risata. La sua follia appare tutto sommato divertente e “Male contro Bene” è ancora una di quelle battaglie in cui si può facilmente individuare dove sta la giustizia e schierarvisi senza pensarci troppo su.

Chi, oggi, non vuole un po’ bruciare il mondo? Chi non è anche solo in minima parte d’accordo con la frase che Selina Kyle sussurra a Bruce Wayne: “È meglio che lei e i suoi amici vi prepariate al peggio, perché quando arriverà vi chiederete come avete potuto pensare di vivere così alla grande lasciando così poco per tutti noi”?

Se il Joker dell’89 ci fa sorridere, quello del 2008 ci terrorizza, perché il Male di cui è l’oscuro cavaliere non appare più così ingiusto, cieco e sbagliato.
Nessuno è davvero sicuro al cento per cento che il caos non sia la soluzione.
E così come ci sorge spontaneo associare a Jack Nicholson quella risata scatenata e disarmante, il moderno e brutale nichilismo del pagliaccio accompagna la figura del defunto Heath Ledger, protagonista e vittima di quello stesso pensiero di distruzione che riecheggia dal 2008 ad oggi, in una scia di follia e abbandono che si estende in una Gotham senza confini, da Aurora ad Atene

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2 thoughts on “JOKER CONTRO JOKER”

  1. Il Joker di Burton non c’azzecca nulla con il personaggio criminale ed è un clown che canta e balla. Quello di Nolan è veramente uno psicopatico, è molto più profondo ed è tante spanne sopra come dialoghi e acting. L’unica cosa persa è la storica scena dello specchio, ma si può sacrificare per avere il resto.

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