Il Male pesa 46.7 chili

Volendo dare un volto al Male,
uno dei primi istinti è pensare a persone che si sono macchiate di crimini orribili: dittatori come Hitler e Stalin, i coniugi Ceausescu, la setta di Manson, serial killer e via discorrendo.
Il loro più grande crimine non è stato commesso nei confronti di una o di una serie di vittime,
si tratta di orribili gesta compiute verso l’intera umanità. A volte non tanto motivate dall’odio verso gli altri in quanto persone, quanto dalla consapevolezza di volere cose che non si possono avere – come il killer cannibale Jeffrey Dahmer, che mangiava le sue vittime per sentirle parte di sé, che conservava i cadaveri per “avere degli amici”…

Si parla tanto di abolizione della pena capitale e condanna dei crimini contro l’umanità, si tenta di arginare la diffusione di strumenti di morte quali armi da fuoco, droghe, alcol e sigarette; si prova ad esorcizzare il Male con delle leggi, perché è questo il modo ritenuto accettabile in uno Stato di democrazia.

La più grande arma del ventesimo secolo è qualcosa che la democrazia non potrà mai sconfiggere, perché è un’espressione di se stessa: la rete. Una risorsa che ci collega a qualunque angolo di mondo, anche dove non vorremmo mai arrivare.

pro-anaSi chiama Pro Ana, ed è l’immagine che io associo al più grande Male che si possa commettere nei confronti di un altro essere umano: annullarlo, negargli la vita e fargli desiderare di scomparire.
E’ la concezione secondo la quale l’anoressia è uno stile di vita: un “lifestyle” – se così possiamo definirlo- che viene fatto apparire bello e desiderabile grazie a fotografie di modelle scheletriche, che si diffonde con consigli per dimagrire, mentire, ingannare il proprio corpo per sconfiggere la fame, che proclama una guerra a ribasso con il proprio peso e spinge all’autolesionismo.

E’ una gigantesca finzione, una grande bugia, perché le foto delle modelle apparentemente ridotte alla fame sono ritoccate, perché infonde l’illusione di essere sane e vivere bene, e soprattutto perché dà la rassicurante convinzione di aver trovato delle amiche. Sì, perché quello delle  Pro Ana è un mondo fatto di blog e social in cui delle grottesche blogger festeggiano le proprie followers quando raggiungono i propri sconcertanti obiettivi di peso e le spingono a infliggersi delle ferite se cedono alla tentazione di mangiare.

Non so dire cosa sia peggiore in tutto questo: se seguire il lento processo con cui delle ragazze belle e sane si spingono a pesare 48, e poi 46, e poi 44 chili e mezzo, oppure vederle sorridere man mano che riescono a scomparire, o la morbosa ossessione con cui delle donne adulte plagiano delle ragazzine stilando loro dei digiuni fai-da-te e spiegando loro come possono tagliarsi.

A me sembra semplicemente incredibile e inaccettabile che non ci sia un serio accanimento nella censura di tutto questo, alla stregua di quanto si fa nei confronti di contenuti che istigano alla violenza e alla pornografia.
Per quanto si possa “perdonare” questo fenomeno, sminuirlo, addolcirlo, non si può in nessun modo negare che quanto segue sia tremendo e sia capace di influire su delle ragazze, perlopiù adolescenti, il cui più grande desiderio è essere accettate e piacere agli altri.
Le parole che seguono sono tratte da una lettera di un paio di pagine scritta dall’anoressia, di cui mi limiterò a riportare solo alcuni contenuti. Su questo sito potete trovare la versione integrale in italiano, con dei consigli volti ad aiutare le ragazze che soffrono di anoressia.

“Permettimi di presentarmi. Il mio nome, o come mi chiamano coloro che si chiamano “dottori”, è Anoressia. Il mio nome per intero è Anoressia Nervosa, ma puoi chiamarmi Ana. Spero diventeremo grandi amiche. Col passare del tempo, investirò molto su di te, e mi aspetto che tu faccia lo stesso.
[…] I tuoi amici non ti capiscono, non sono sinceri. In passato, quando l’insicurezza ti annebbiava la mente e chiedevi loro “Sembro… grassa?” e loro ti rispondevano “No, certo che no!” sapevi che mentivano. Solo io ti dico la verità. 
Figuriamoci i tuoi genitori! Tu sai che ti amano e si prendono cura di te, ma sono i tuoi genitori e sono obbligati a farlo, è il loro ruolo. Ti svelerò un segreto: dentro di sé ti disapprovano. La loro figlia, quella piena di potenzialità, è diventata una ragazza grassa, pigra e indegna. 
[…] Quando guarderai nello specchio, distorcerò l’immagine del tuo riflesso. Ti mostrerò obesa e ripugnante. Ti mostrerò un lottatore di sumo dove in realtà c’è un bambino affamato. 
[…] Voglio che vedi il tuo sangue, che lo vedi colare giù lungo il tuo braccio e in quell’attimo ti renderai conto di meritare qualunque dolore io ti infligga. […] Perché ora sono la tua unica amica e sono l’unica di cui hai bisogno per piacere. Io ho creato te, questa sottile, perfetta, bambina di successo. Sei mia e mia e sola. Senza di me non sei nulla. Quindi non combattermi così. Quando gli altri commentano, ignorali. Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa.
Sinceramente, Ana”

E’ devastante? Sì, lo è. Ogni volta che leggo queste righe non posso fare a meno di pensare a quanto terribile sia l’idea di  trascinare ed appoggiare delle giovani donne ad isolarsi, convincendole di essere grasse e fallite, portandole a pensare di non meritare l’amore dei propri genitori e dei propri affetti.


Noi cosa possiamo fare?

Qualche anno fa Vogue Italia ha denunciato i siti e i blog pro-anoressia e pro-bulimia. Quello che noi, come utenti del web e soprattutto come persone, possiamo fare, è firmare affinché si abbiano più controlli su questi siti e far sì che siano chiusi segnalandoli a Google. Per noi sono due minuti, per le nostre e le future generazioni è una forma di tutela per far sì che il web sia un posto il più possibile sicuro. Pensa a quanto potrebbe costare non fare una cosa simile: pensa se una persona che conosci, qualcuno che ti è caro, un’amica, una cugina o una sorella, possa cadere in questa trappola travestita da realizzazione e felicità.

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