DOVREMMO AMMAZZARE TUTTI GLI AVVOCATI?

La prima cosa che faremo sarà di ammazzare tutti gli avvocati!
– Enrico VI, William Shakespeare

Questa celebre frase viene pronunciata da Dick il Macellaio, un personaggio molto particolare che dice che per portare a termine un progetto distruttivo e autoritario occorre eliminare gli avvocati.
Insomma, non è una frase brutta come potrebbe sembrare: e infatti l’ho scelta come apertura di questo post per spezzare una lancia in favore degli avvocati.
(Tanto, se colpisce qualcuno, ne conosco di abbastanza bravi).

Dunque, gli avvocati sono considerati un mix grottesco tra il diavolo e il legale dei Simpson, e non dimentichiamoci che “C’è un avvocato ad ogni angolo di strada“: sì, pregando che capiti un sinistro e ci siano feriti.

Dall’Homo Gucci alle fashion blogger.
legally_blondeSulla figura dell’avvocato si ride e si scherza, e dopo qualche anno di studi in giurisprudenza posso affermare con la serenità di un maestro zen che è vero, gli aspiranti avvocati vengono nutriti a manuali di 1498 pagine e linguaggio aulico – giuridico a palate. Straparlano, sono convinti di essere i più fighi di tutti, di capire più di tutti e di essere detentori della verità assoluta. 
Però vorrei smentire un luogo comune.
Non è vero che nelle facoltà di giurisprudenza ci sono solo Gucci Men e Vuitton Women, abbiamo una fauna vasta e differenziata: abbiamo quello nevrotico e pignolo che si sente già il prossimo Ghedini, il sessantottino che vorrebbe solo occupare e fare pranzi sociali, le fashion blogger (Cristo, sono sempre di più), i giuristi per caso, quelli incazzati neri a cui stanno tutti sulle palle, quelli che filosofeggiano sugli altri dicendo che “Ennonèppossibile che si vada a lezione di privato con la ventiquattrore! E datti una calmata che sei ancora al primo anno” e mentre passano la vita a commentare vanno fuori corso, quelli che tra le materie umanistiche erano indecisi e hanno pensato che tutto sommato sapere due cose sulle leggi “male non fa”, le future P.M. in tailleur e una grossa fetta di soggetti non bene identificati, o che identificherei se volessi farmi odiare dalla totalità degli studenti di giurisprudenza.
In definitiva ce n’è per tutti i gusti.
C’è un aspirante avvocato per ognuno di noi.

Ho riflettuto a lungo su come noi futuri giuristi vediamo il mondo e su come gli altri ci vedano. Sono così giunta alla conclusione che esistono tre buoni motivi per i quali amare gli aspiranti avvocati e altrettanti per cui mandarli al diavolo – sì, proprio lui.

Questo discorso ha influenzato intere generazioni e cambiato per sempre il modo in cui un giovane e imberbe studente di legge vede se stesso e la professione legale.
La reazione tipo di uno studente di giurisprudenza a questo video è sentire partire nella propria testa una marcia imperiale come questa e gasarsi come un bufalo da prateria.

Ma torniamo a noi. Ci sono tre motivi per cui odiate il vostro amico di giurisprudenza, e ve li illustrerò con un efficacissimo elenco puntato, il fedele amico di ogni studente di legge che si rispetti:

Ecco una foto esplicativa della professione forense: il plico a destra è il contratto con cui vincolerete per sempre la vostra anima e la vostra casa.
Ecco una foto esplicativa della professione forense: il plico a destra è il contratto con cui vincolerete per sempre la vostra anima e la vostra casa.

1 L’abuso del latino. Il vostro amico di giurisprudenza gesticola e usa un linguaggio spesso aulico e affettato pieno di “ratio” e “sostanzialmente”. La prima volta che ha pronunciato la parola “ex” vi siete chiesti cosa centrasse nel discorso la sua ex fidanzata, e a lungo avete dubitato dell’esistenza di un tale “Mevio”.
Vi verrebbe da chiedergli “Ma santo cielo, non puoi parlare potabile??”
Se per la Carrà la vita era una roulette, per lo studente di giurisprudenza è un’eterna arringa. Se ogni tanto lo vedete guardarsi intorno mentre discutete, tranquilli: sta solo cercando l’assenso della giuria.

2 Un futuro Raffaello Tonon. Un tempo la sua vita era fatta di studio, amici e hobby, perciò aveva un’opinione solo sulla scuola, gli amici e gli hobby. Adesso pare ne abbia una su tutto, dalla questione in Siria fino ai parcheggi per i portatori di handicap e al marocchino che vende le borse contraffatte a piazza Umberto. Almeno una volta, mentre annuivi passivamente pregando Zeus di scagliare una saetta affinché tacesse, hai avuto la tentazione di urlargli “ma chi se ne fregaaaaa!!”
Effettivamente molte volte non gliene frega niente, ma gli piace esercitarsi nella critica. L’importante è che lo lasciate finire perché potrebbe tremendamente offendersi se interrotto. Se annuirete a un certo punto non potrà che tacere, ed è questo il momento giusto per tirare fuori un altro argomento, tipo il caro vecchio “Ma sai chi ho incontrato l’altro giorno?” oppure “Stasera ci ubriachiamo?”
Sul discorso avvocati e alcol torneremo a breve.

3 Coloro che non devono essere nominati. Ci sono alcune parole che non puoi più usare in presenza del tuo amico, a meno che tu non voglia innescare uno sgradevole monologo/lezioncina di un’ora e tre quarti. Mai dire che devi “pagare l’affitto” o che “il Codice civile è fatto da leggi”, mai nominare la legge (perché in nove casi su dieci potrebbe essere un decreto legge o un decreto legislativo o un milione e mezzo di altre cose che ancora fatichi a distinguere) e MAI, MAI e ripeto MAI osare nominare Lei, la Creatura, il totem di ogni giurista: la Costituzione. Non fatelo. Potreste dare il via ad una catastrofe paragonabile solo all’Apocalisse di Giovanni. Se ci tenete a conservare questa amicizia, banditela per sempre dal vostro vocabolario.

Però ci sono almeno altrettanti buoni motivi per cui amare l’amico di giurisprudenza…

4ed2cdb5771 Si sente paladino degli oppressi. È sempre pronto a difendervi, perché difenderebbe anche l’indifendibile: non perché vi voglia bene – forse ogni tanto sì – ma soprattutto per dimostrare di poter scagionare anche Arsenio Lupin in persona. Tamponate qualcuno? State pur certi che l’amico di giurisprudenza è disposto a fare bagarre nel traffico per ore. Niente può fermarlo. Ha sviluppato l’innaturale capacità di parlare ininterrottamente senza reidratarsi, al pari dei cammelli del Sahara. Ci sono buone probabilità che pur di farlo tacere il suo interlocutore gli dia ragione e se ne vada.

2 È il vostro legale di fiducia. In cuor suo muore dalla voglia di darvi consigli sul condominio, il vostro testamento (non prendetela sul personale, ci tiene alle vostre volontà) e una dozzina di altre cose: si sente estremamente gratificato quando gli chiedete qualcosa. Gli date modo di rendersi utile e applicare il mare di teoria che conosce a qualcosa di concreto, e fidatevi: sapere che vi ha dato un consiglio giusto gli provoca il piacere di un orgasmo. Multiplo.

3 Ha una mente aperta. A volte potreste dubitare della sua morale, e più di una volta avrete il terrore che possa difendere convintamente un pluriomicida o uno squartatore di gattini, ma di una cosa potete pur star certi: è l’ultima persona che potrebbe giudicarvi. È ormai così abituato a considerare ogni punto di vista possibile per difendere o accusare qualcuno che magari sulle prime potrebbe non condividere ciò che state dicendo, ma perlomeno lo accetterà come punto di vista. Se volete confessare a qualcuno che guardate ancora Kiss me Licia o nel tempo libero fate le drag queen, il vostro amico di giurisprudenza potrebbe capirvi molto più di altre persone.
O aiutarvi a seppellire un cadavere, che è secondo me una grande dimostrazione di amicizia, tutto sommato.

lionelhutz“In sostanza”
Per concludere degnamente questo post vorrei farvi un appello.
Nessuno è perfetto, nemmeno il vostro amico di giurisprudenza. Quando è sotto esami potreste odiarlo. E più di una volta avrete seriamente considerato l’ipotesi di mandarlo brutalmente a quel paese.
Ricordatevi una cosa: è sempre il vostro amico. Se superate i suoi gesti plateali e quelle parole latine che ogni tanto butta qua e là, è sempre lui, una persona con cui avete condiviso cose belle ed immani cazzate. Se gli date in mano una Peroni abbandonerà le sue vesti da futuro P.M. e probabilmente comincerà a parlare in un dialetto dalla cadenza inquietante. Solitamente lo studente di giurisprudenza è anche un buon bevitore, o forse fino ad oggi ho conosciuto solo compagni di corso alcolisti.
Ciò che fa, lo fa per adattarsi ad un contesto nuovo, spesso pieno di colleghi competitivi e docenti “vecchia scuola”: dategli solo modo di essere se stesso senza troppi fronzoli e ve ne sarà grato.
Molto probabilmente vi farà anche uno sconto sulla parcella.

P.S.: anche quando ha la birra in mano, comunque non nominategli mai la Costituzione. Ha il potere di accendere il Padre costituente che è in lui anche se ha un tasso alcolico improponibile nel sangue.

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