Ecco la foto che ti farà vergognare

È la foto più bella del 2014.
O meglio, del World Press Photo del 2014.
Lo scatto è di John Stanmeyer, uno dei soci fondatori di una coop di fotografi denominata collettivo VII.

Voi cosa ci vedete?
Sono sicura che almeno al 90% di voi è passato di mente il pensiero “Ecco: la solita porcata! Un panorama così bello e tutti che anziché goderselo pensano a fare fotografie da postare su Instagram con i soliti hashtag delle mie beneamate balle! Già me li vedo… #moon #beautifulnight #guardachelunaguardachemare #lalunasidicemuovemareaecuoreumano… Che vi potesse cadere in mare quel dannato cellulare… Si stava meglio quando si stava peggio *e prosegue per una buona mezz’ora* ”
Ci ho preso? Forse qualcuno non sarà stato così caustico, e di certo bisogna riconoscere che sarebbe uno scatto rappresentativo della Smartphone Age in cui viviamo.
Insomma, una di quelle fotografie che catturano la realtà in modo dolce amaro, che fanno sospirare e pensare “Eh… *voce alla Vasco Rossi* Questa è la dura realtà”.

Mi dispiace deludere la nostra insaziabile vena polemica, perché questa foto non ha niente a che vedere con i giovani hashtag-dipendenti.
Siamo sulla costa di Gibuti, che per gli amici della geografia si trova sulla costa orientale dell’Africa, in un luogo in cui transitano migliaia di africani diretti alla volta dell’Europa.
Ma cosa stanno facendo? Cercano di agganciare un segnale per mettersi in contatto con i propri parenti e amici, gli affetti che hanno lasciato a casa e dai quali si stanno progressivamente allontanando.

Vi lascio qualche rigo per ripensare al vostro commento iniziale e godervi questa vaga sensazione di vergogna che si sta facendo strada dentro di voi.

Ci sarebbe molto da dire, ma è una la cosa che tra tutte ci terrei a sottolineare: il nostro pensiero critico è l’inevitabile frutto del nostro agio. Sebbene lamentiamo parecchio del nostro lato di mondo, dall’inquinamento all’ossessione per la tecnologia, dalla sperimentazione sugli animali alla programmazione della domenica in TV, il nostro cervello è in linea di massima settato sulle frequenze del benessere economico.
La cruda realtà di questa fotografia è ben lontana dal nostro divano o dall’ennesimo social in cui lamentiamo l’ormai leggendaria “mancanza di lavoro”. Ci auto- proclamiamo una generazione “senza futuro”, che paga gli errori di coloro che ci hanno preceduto, delle caste, delle poltrone e delle industrie di sofà che traslocano nell’est Europa: noi più o meno giovani che abbiamo un’opinione e una lamentela sempre pronte e – chissà come mai – agiamo sempre in misura inversamente proporzionale alla nostra capacità di sentenziare.
Allen l’ha racchiusa bene, nel suo “Midnight in Paris”, quella nostalgia di epoche mai vissute che ai nostri occhi appaiono delle El Dorado del passato, mistiche Età dell’oro.

Quando non c’erano i cellulari, quando i ragazzi “facevano il palo”, quando c’erano valori che oggi appaiono persi per sempre, quando ci si faceva mandare dalla mamma a prendere il latte, quando si ballava il twist e negli armadi delle donne c’era un onnipresente vestito a pois.
Ci aggrappiamo ad epoche scolorite come una foto d’epoca, spesso con occhi nostalgici, spesso disprezzando l’eredità di debiti e crediti che il passato ci ha regalato: un lascito fatto di diritti, conquiste, strumenti potenti che spesso vengono usati male.

È una di quelle eredità che ci tocca accettare senza beneficio di inventario, con una doverosa e sentita gratitudine, perché è questo il filtro con cui è bene guardare la nostra realtà fatta di smartphone e hashtag, benessere e acqua calda: essere grati significa accettare con un sorriso ciò che ci viene dato, che sia a titolo gratuito o oneroso, e promettere di fare altrettanto bene.

La conclusione?
Questa foto di Stanmeyer ci sbeffeggia e ci punta il dito contro più di qualunque scatto made in Africa dell’UNICEF.
È la prova lampante di quanto siamo fortunati e benestanti: ben oltre la soglia che siamo disposti ad accettare.
Questo scatto immortala chi guarda. Più di qualunque selfie.
Per quel che mi riguarda è la foto più potente e rappresentativa degli ultimi dieci anni. Ha così tanta presa su di me che credo che non scatterò mai più foto con la stessa consapevolezza.
O durerà ben poco e domani caricherò una foto del mio pranzo su Instagram, mai dire mai.

Con questo incredibile scatto vi auguro una serena navigazione in questa nuova settimana.

A presto!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...