RITORNO AL FUTURO – SCENA MAI VISTA!

Com’erano i nostri genitori da adolescenti?
Probabilmente vi sarete posti questa domanda, quella decina di volte o giù di lì.
E’ difficile immaginare che una volta anche loro abbiano attraversato “L’età della trasgressione”: e difatti il diciassettenne Marty McFly, testa calda e aspirante rockstar, trova i suoi “vecchi” alquanto rompiscatole.
Si dice che il maestro appaia quando l’allievo è pronto: e nel caso di Marty si tratta dell’amico scienziato Doc. Grazie ad una serie di malcapitati eventi e a una DeLorean che funge da macchina del tempo, il giovane protagonista si ritrova catapultato del 1955.
Sono gli anni dei milkshake e dei capelli alla Happy Days, ma anche della non semplice integrazione razziale e della lotta al moralismo sociale, che la mamma di Marty sostiene con sigarette e fiaschette di alcol.
Un’esperienza abbastanza formativa, se non fosse per due motivi: Marty non sa come tornare nel 1985 e sua madre si innamora di lui anziché di suo padre, mettendo a rischio la sua nascita e dunque la sua stessa esistenza. Così il ragazzo comincia a cercare il Doc del 1955 e ce la mette tutta per far sì che sua madre Lorraine si innamori dell’imbranatissimo George McFly.
E in questa divertentissima scena inedita lo minaccia fingendosi un alieno, con l’ausilio di un phon per capelli e di una tranquilla melodia dei Van Halen.

Ritorno al futuro è un film strepitoso, che amerete o adorerete come una sacra reliquia del cinema.
L’abile mix tra anni ’50, fantascienza e divertenti riferimenti alla società e alla cultura dell’85 (i Van Halen, le Nike, i Levi’s, la Fanta) ne fanno una pellicola leggera, spensierata e appassionante.
E pensare che ha rischiato di non essere prodotto: tutti gli studios lo rifiutarono perché era troppo poco spinto per gli standard dell’epoca – per intenderci, erano gli anni di Porky’s – e la Disney non trovava adatto al proprio pubblico un film in cui una madre si innamorava del figlio. Grazie alla tenacia di Zemeckis e Spielberg, il film uscì invece nel luglio dell’85 e solo nel primo weekend incassò 11 milioni di dollari (ne era costati soltanto 19).

Se potessi inserire in una capsula del tempo, di quelle che si aprono dopo una cinquantina d’anni, soltanto un film da passare ai posteri, sarebbe questo primo capitolo della trilogia di Zemeckis.

GUARDATELO, SE POTETE CON I VOSTRI GENITORI! 

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