“E SE NON POSSO ESSERE BELLA, ALLORA SARO’ INVISIBILE”

Ecco dove dovresti essere, a un grande ricevimento di nozze in una enorme villa di West Hills, composizioni floreali e funghi farciti sparsi per tutta la casa. Questa si chiama ambientazione di scena: dove ci sono tutti, chi è vivo, chi è morto. Questo è il grande momento di Evie Cottrell al suo ricevimento nuziale. Evie è in piedi a metà della grande scalinata nell’atrio della villa, nuda dentro quel che rimane del suo vestito da sposa, col fucile ancora in mano.
Quanto a me, io sono in piedi, ma solo fisicamente, in fondo alle scale. La mia mente chissà dov’è.

È su questa scalinata che si apre Invisible Monsters, annata 1999, il geniale romanzo di Chuck Palahniuk fratello (o per meglio dire sorella) maggiore del più famoso e acclamato Fight Club.
Invisible Monsters parla del successo, della fama, della bellezza e della loro dolorosa scomparsa.
Perché se pensate che possa far male una vita da eterni “brutti”, Shannon McFarland, ex modella sfigurata da un tragico incidente, insegna che è molto peggio vivere la brusca caduta dalla cima del piedistallo ai piedi della scalinata.
E ovviamente non ce lo dice in modo banale o scontato: come ogni libro del caro zio Chuck, anche Invisible Monsters si caratterizza per uno stile narrativo eclettico, che in questo caso fa sapiente uso di ripetizioni e flashback, e storie bizzarre in cui si intrecciano omosessualità, AIDS, moda, tradimenti e criminalità.
Chi abbia avuto modo di leggere almeno un suo lavoro di una cosa può star certo: le storie semplici e lineari a Palahniuk stanno strette.
E Invisibile Monsters non fa eccezione.

È perché siamo intrappolati nella nostra cultura, nel fatto che siamo esseri umani su questo pianeta con i cervelli che abbiamo, e due braccia e due gambe come tutti. Siamo così intrappolati che qualsiasi via d’uscita riusciamo a immaginare è solo un’altra parte della trappola. Qualsiasi cosa vogliamo, siamo ammaestrati a volerla.

Questo libro è una storia di liberazione dalla schiavitù, dai modelli preimpostati, dal restringimento mentale: “Voglio che tutto il mondo possa amare ciò che odia”, dice Shannon. Ed è con gli errori e con il caos che nascono le più grandi scoperte dell’umanità, è amando qualcosa che in realtà ci hanno insegnato a non amare che si crea una vera rivoluzione.
Leggere Invisible Monsters è un po’ questo: liberarsi da modelli e preconcetti su gran numero di questioni che non riguardavano solo gli anni ’90, ma sembrano più che mai attuali. Questa storia sembra essere stata confezionata ieri, apposta per noi.
Forse perché Palahniuk si sa mantenere sul vago, o forse perché bene o male se la trappola è la stessa allora anche l’uscita resta identica.
E forse, a lettura terminata, sarete tutti un po’ più liberi e leggerete questa frase con sentimenti diversi: “Voglio essere al di fuori delle etichette. Non voglio che tutta la mia vita sia compressa in un unica parola. Una storia. Voglio trovare qualcos’altro, che non si possa conoscere, un posto che non sia sulla mappa. Una vera avventura”.

Siete già corsi a comprarlo?

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