Un 48enne, un tamarro, esticaz…

WARNING: Questo post è nato da un post, nato a sua volta  da una movimentata serata al Just Cavalli. 
Quindi può contenere ignoranza.

Antefatto:
L’articolo in questione (anche se conosco giornalini scolastici che ne scrivono di più degni di questo nome) è stato scritto da Facci, un giornalista di Libero.
Potete leggerlo qui, ben consapevoli che state sostenendo l’esistenza di Libero, e questo potrebbe causarvi conflitti di coscienza.

Per farla breve, Facci è stato obbligato a scrivere un pezzo su come è andata davvero la serata di Fedez e, ben consapevole che noi potevamo vivere meglio senza saperlo,  l’ha definito tamarro circa 700 volte e si è lamentato come una ragazzina che viene costretta a studiare da mamma e papà.

Facci dice che giustamente questo pezzo non rivoluzionerà il mondo, né farà dimettere ministri, ma sicuramente riesce in una cosa che a molti giornalisti sta a cuore: gettare un po’ di fango e frustrazione su un personaggio più famoso, popolare e giovane che non viene obbligato a fare alcunché.
Anzi, è libero di far volare bottiglie e insultare poliziotti, il peggio che gli può capitare è che un cinquantenne gli dia del tamarro.
Come fai a biasimare per cotanto odio un povero giornalista di Libero?
Semplice: non puoi.

Ormai un commento su due sotto i post di Libero e Il Giornale lamenta titoli gonfiati, errori di ortografia e totale assenza di contenuti.
Il che, oltre a far rigirare nella tomba il caro Indro, rimanda a una situazione sociale ben più grande: i giornalisti appartengono ad una categoria ormai così inflazionata che forse è seconda  soltanto a quella dei laureati.
Per vantare il titolo di giornalista basta scrivere su un quotidiano di paese dei venticinque turisti che c’erano alla Sagra della cipolla e del concittadino che ha partecipato a L’Eredità. Tutte cose che rappresentano un crimine contro la Foresta amazzonica l’amore per la libertà di informazione, insomma. Questo fino a completare la scheda punti e ad abilitarti con un esame che comunque non ti impedisce di storpiare il vocabolario italiano appena ne hai l’occasione. E no, scrivevo di fretta e ho l’autocorrect…

Personalmente trovo lo sfogo di Facci comprensibile, lo specchio di un giornalismo che non può morire perché è così martoriato che nessuno ha il coraggio di dargli il colpo di grazia.
Se dopo anni di studio e di gavetta ti ritrovi a condividere la denominazione di giornalista con Andrea Diprè, i clic sui banner pubblicitari ti permettono di campare e ciò che di più simile scrivi a proposito dell’abuso di potere è la persecuzione da selfie di un rapper tatuato

Forse potresti sentirti vagamente inalberato.

Uno pensa di diventare giornalista per far saltare fuori scandali come il Watergate, per amore della verità, per avere il Quarto Potere…

E invece, Fedez e Belvedere. 

Quello che trovo scandaloso e di poco gusto nello sfogo di Facci è l’abuso di “tamarro” e l’uso di epiteti coloriti che rende questo post simile alla trascrizione  di una puntata tipica di “La Zanzara”, in cui Parenzo si agita come una donna isterica in menopausa e Cruciani si sfrega le mani godendo come un riccio. O a un delirio della Maionchi dopo qualche bicchierino.

A dirla tutta è una denuncia legittima, che perde di peso nel momento in cui si concentra su “zoccole leopardate” e critiche su  Just Cavalli, facendo sembrare il tutto un delirio frustrato da parte di un povero quasi cinquantenne. 

Fatto sta che se possiamo dissentire in maniera così libera e talvolta volgare, dispendiosa, inutile e odiosa è grazie alla libertà di stampa e di espressione, in grado di tutelare anche il più abietto dei nostri pensieri semplicemente perché è un pensiero.

Quello che dovrebbe essere il bello del “Mondo Libero” e l’essenza del giornalismo…

O forse, in fondo, tutto quello che lo sta distruggendo.

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