ODIARE SUMMER È STUPIDAMENTE MAINSTREAM

Vi è mai capitato di vedere un film più volte e riuscire a cogliere nuovi messaggi ad ogni visione?

“500 days of Summer” è uno di quei film. Corre l’anno 2009, e tu sei un ragazzino un po’ alternativo a cui piacciono i The Smiths: trovi tremendamente carine le passeggiate da Ikea e le ragazze con le gonne a ruota e i fiocchi nei capelli, e selezioni le persone in base ai loro gusti musicali. Forse hai già avuto un’esperienza amorosa, o forse no, ma i pali te li sei presi eccome.

E incappi in questo film, romantico ma non d’amore, con un messaggio cinico ed esistenzialista, e pensi “Questo è uno dei miei film preferiti”.
Come è ovvio che sia, simpatizzi per Tom, che è praticamente come speri di diventare in futuro, e verso Summer nutri un conflittuale rapporto di amore e odio. Ti dici che la maggior parte delle ragazze è composta da stronze totali tipe poco empatiche, scarabocchi qua e là frasi come “Colora la mia vita con il caos dell’inquietudine” e vai avanti con la tua vita, tenendo bene a mente che le Summer ti rovineranno l’esistenza.

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Però continui a sognare di disegnare palazzi sui loro avambracci, perché questo è tremendamente indie.

Adesso, che corre l’anno 2019, ti lasci andare alla tentazione di rivedere questo film: l’odio per Summer, d’altronde, va rinfocolato almeno una volta ogni dieci anni.
Così scopri che non soltanto Tom ha la maturità sentimentale di un diciottenne un po’ lagnoso, ma che la sua idea di amore non sta veramente né in cielo né in terra.
Sorprendentemente, ti ritrovi a rivalutare Summer, l’Anticristo. 
Summer si auto-definisce una ragazza indipendente, che si infastidisce perfino nel sentirsi definire come “la ragazza di qualcuno”. Ma nel finale nel film, come sappiamo bene, si sposa con un uomo che conosceva da pochissimo tempo. Tu magari dirai “ma certo, è una stronza totale! tipa poco empatica!”  
La verità è che, molto semplicemente, Tom e Summer insieme centravano come un banana split con i carciofi, o il Milan con la Champions League.
La loro relazione inizia con i presupposti più banali del mondo: si trovano carini a vicenda e ascoltano i The Smiths, cosa che si potrebbe dire di un buon 60% dei ragazzi cresciuti nell’emisfero boreale negli anni ’80-’90. Tom si illude che i piccoli dettagli di Summer siano un segno evidente della sua perfezione, perché ha già deciso che quella è la donna della sua vita e non è in cerca di prove, bensì di conferme costanti della sua tesi.
Non lo sfiora nemmeno il pensiero che non centri nulla con lui.
Questa è la visione dell’amore più ingenua, tipicamente adolescenziale.

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Aspetta, mi stai dicendo che il fatto che a entrambi piaccia Ringo non fa di noi delle anime gemelle?? Ma questo è assurdo!!

Summer naturalmente si accorge prima di Tom che le cose siano destinate ad andar male, e non perché sia una donna, significativamente superiore in quanto a percezione, ma perché è una persona di natura disillusa e Tom ai suoi occhi non è granché interessante. 
Da qui l’epilogo: a Tom crolla il mondo addosso, Summer si dice che questa non è che l’ennesima conferma della sua scarsa stabilità sentimentale, ma poi di lì a poco trova “quello giusto” e si sposa.

Il dialogo conclusivo tra i due è sorprendentemente profondo. Summer dice a Tom che lui aveva ragione, che è vero che l’amore esiste e che è bella l’idea di legare la propria esistenza a qualcun altro (per quanto ciò appaia al contempo anche abbastanza spaventoso), ma… Non aveva ragione a pensarlo di lei.
Sorpresa! Non puoi decidere chi sarà la donna della tua vita.
Ma quando arriva, te ne accorgi.

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La “nuova” Summer è la visione dell’amore maturo, che si lega ad una persona in base ad una compatibilità reale e non perché vuole l’amore a tutti i costi. Non ci è dato sapere chi sia l’uomo che Summer ha sposato; potremmo quasi giurare che si tratti di un grande ascoltatore di musica indie, ma soprattutto con una natura più simile alla sua, tendenzialmente indipendente e magari anche un po’ disilluso circa l’esistenza del “grande amore”.
La cosa interessante del grande amore è non ci si può credere o non credere: si tratta di un semplice evento che a volte avviene nelle vite di quelli che ripetono “Io al grande amore non ci credo”, e non a quelli che stanno lì a cercarlo disperatamente tra mille compatibilità su Tinder. Anzi, chi lo cerca a volte non lo trova proprio perché non vede il mondo circostante, perso com’è dietro l’ennesima persona che ascolta i The Smiths… Proprio come Autumn, di cui Tom non si era minimamente accorto perché non stava “prestando attenzione”.

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Quanto è facile lanciarsi nella ricerca della persona ideale? Così facile che non ci soffermiamo nemmeno un minuto a chiederci quanto noi siamo  ideali, e soprattutto per chi. Molti dei nostri errori di giudizio sentimentali derivano dalla scarsa conoscenza che abbiamo di noi stessi. Riusciamo a fare una summa molto precisa di film e generi musicali preferiti, ma quanti di noi sono veramente sicuri di ciò che cercano in una persona? Certo: fedeltà, attenzioni, affetto, sicurezza… Si potrebbe andare avanti per mezz’ora elencando una serie di cose che in realtà sono implicite nell’idea stessa di relazione. Si sta bene insieme, ci si piace, il sesso è ottimo, e allora si chiudono gli occhi su tutte quelle differenze macroscopiche come la visione della famiglia, del lavoro, del futuro…
E poi un giorno, dopo sette anni di relazione, Pino e Pina si lasciano a un passo dall’altare perché lui ha realizzato all’improvviso che non vuole al suo fianco una persona senza ambizioni, intellettualmente poco stimolante, disposta a seguirlo ovunque ma senza dei progetti suoi. Magari anche pancina.
E in sette anni Pino aveva avuto duecento occasioni per accorgersene. Ma, madre di tutti gli errori, cosa si era detto? Quattro parole:

Ma io la amo!

Come se l’amore fosse qualcosa che esista prima, e a prescindere da qualsiasi divergenza d’opinione e differenza caratteriale, e fosse basato su… Una freccia scoccata da Cupido? Una mera attrazione sessuale? Un trovare tutto sommato accettabile l’altro?
Possiamo sempre scegliere se vivere la vita da Tom, accontentandoci di ciò che troviamo e facendocelo andar bene finché lo sopportiamo, o vivere da Summer: stare bene da soli, e lasciare quella condizione solo per stare meglio. Questo porta ad essere considerati degli stronzi totali tipi poco empatici, ma alla lunga si dimostra la scelta che crea più benessere collettivo. E meno abbandoni all’altare quando tutti hanno già comprato vestiti, regali eccetera.

Ricordate: Summer si odia fino a quando non si realizza quanto avesse ragione.
E non le si dice comunque mai che aveva ragione, perché, senza una ragione ben precisa, un po’ si merita di essere trattata da… Sì, proprio da stronza.
Ma dentro, beh, lo si sa che aveva ragione lei.

[Nota a margine: non basta ascoltare i The Smiths per essere l’anima gemella di qualcuno, ma che anima gemella non ascolta i The Smiths? Siamo seri! Diffidate di chi non ascolta i The Smiths, sempre. “To diiie by yooour side is such an heavenly way to diiiieee”]

TANTI AUGURI … E BUONA MORTE! – La Scatola degli Incubi

Immaginate che sia il giorno del vostro compleanno e che un killer vi uccida. Poi vi svegliate tutti sudati, è di nuovo il vostro compleanno e il killer vi uccide daccapo. E così più o meno all’infinito. Già diversi film hanno parlato di loop temporali (se volete sapere quali, leggete questo articolo), perlopiù in chiave umoristica o […]

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5 FILM FANTASTICI CHE NON HAI ANCORA VISTO

Hai mai desiderato di non aver visto il tuo film preferito, solo per poterlo rivedere di nuovo per la prima volta?
Spesso pensiamo che nulla possa stupirci come ciò che più amiamo.
Ma per fortuna, almeno in materia di cinema, possiamo essere facilmente smentiti.

Non so voi, ma io adoro leggere le classifiche, tipo “I 25 thriller più belli della storia”.
Lo faccio soprattutto per leggere i commenti degli utenti che dicono puntualmente che è stato dimenticato qualche titolo per loro meraviglioso: spesso sono una miniera per trovare film indipendenti o datati difficili da reperire in altra maniera.
Così creo una lista di film da vedere includendo quelli della classifica e quelli degli utenti che commentano. Ciò che è chiaro è che ognuno di noi ha una personale classifica, ed è impossibile stilarne una che metta d’accordo chiunque.
Questa classifica non è nata per mettere d’accordo tutti, quindi deponete le armi.
Non ho la pretesa di dirvi cosa sia bello e cosa no.
Voglio solo suggerirvi qualche film un po’ meno conosciuto, che spesso non rientra nelle classifiche più commerciali e che in quelle più pretenziose viene automaticamente visto come “un mattone”. Non negatelo, quando esce la classifica della BBC sui 100 film più belli della storia, sì, quella che vi propone pellicole degli anni ’20, subito pensate “Ma che è sta roba?”

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A meno che non siate decisamente molto aperti o un po’ pretenziosi anche voi. 

Quindi ecco 5 film fantastici: quasi sicuramente almeno uno di questi per voi sarà quella sorpresa che aspettavate.

1 – C’era Una Volta in America
C-era-una-volta-in-America4Sergio Leone non è un regista che va di moda nella nostra generazione, che preferisce decisamente nomi come Woody Allen e Quentin Tarantino.
E questa storia non è adatta alla massa: non è breve (ma dopo aver visto la versione più corta vorrete irrimediabilmente vedere quella integrale), non è famosa, non è nemmeno stata lodata dai critici alla sua uscita.
Ma è un Capolavoro.
Non solo per la musica magistrale di Morricone, per la fotografia meravigliosa, per le interpretazioni da brivido di James Wood e Robert de Niro.
Ma perché qui dentro Sergio Leone ha messo cuore, anima e vent’anni della sua vita, e si vede.

2 – Peaceful Warrior
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I film sullo sport ci regalano grandi emozioni, ma questa pellicola indipendente e davvero poco conosciuta può cambiarti la vita.
Stacca il cellulare prima di vederlo, goditelo fino in fondo e poi chiediti ogni tanto …
“Dove sono ora?”

3 – Sophie Scholl, La Rosa Bianca
Tutti diciamo la nostra sui social network e tramite ogni mezzo a nostra disposizione, ma quanti di noi lo farebbero rischiando la propria vita?
Una storia (vera) di un gruppo di studenti che ha sfidato la repressione nazista.

“Mohr mi ha proposto una via di fuga, se avessi rinnegato le mie idee”
“E tu cosa hai fatto?”
“Naturalmente ho rifiutato.”

Vi toccherà, e forse vi farà sentire un po’ meno coraggiosi di quanto pensavate di essere.

4 – Mr Nobody 
Film per coraggiosi.
Fino a un po’ di tempo fa non era stato doppiato in italiano e bisognava ricorrere ai sottotitoli. Oggi si trova nella nostra lingua, ma rimane un film di non semplice visione.
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Ma se volete scoprire il significato della vita, beh, dovrete pur farlo qualche sacrificio.

5 – L’Onda 
Alzi la mano chi almeno una volta ha pensato “Ma come diavolo hanno fatto ad affermarsi le dittature? Le persone dovevano essere facilmente impressionabili, forse anche un po’ stupide per permettere una cosa simile. Oggi non potrebbe mai succedere”
E invece potrebbe succedere. E molti di noi, ragazzi colti, con un accesso a internet, fondamentalmente brave persone, lo permetterebbero. Addirittura, potremmo farne parte.
Storia vera. Ma soprattutto, ripetibile.

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6 – Bonus
Ammetto questo titolo con riserva perché non ho ancora visto questo film, ma mi sembra promettente e non voglio custodirlo gelosamente per me.
Si chiama Boyhood, ed è la storia di un bambino che cresce.
Ordinario? Non proprio: il regista ha seguito il piccolo attore filmandolo nell’arco di dodici anni. È in assoluto il primo film, e finora l’unico, a essere stato girato così.
E non so voi, ma io non voglio proprio perdermelo.

Guardate, condividete, commentate! 

Buona Visione. 

SUICIDE SQUAD – FATEVI CONVINCERE A VEDERLO [NO SPOILER]

Siamo stanchi dei buoni? Si direbbe di sì.

Suicide Squad, che vede finalmente come protagonisti i cattivi della DC Comics, è riuscito nell’ardua impresa di riempire le sale cinematografiche a metà agosto.
E voi lo amerete? Lo odierete? Chi lo sa. Intanto fatevi convincere a vederlo, e scoprite perché possiamo amare ancora i supereroi… Ma anche i cattivi.

– TRE COSE CHE AMERETE DI SUICIDE SQUAD –

1. WOMEN POWER 

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Finalmente le donne, prima relegate in ruoli insignificanti (come quello di Wonder Woman in “Batman vs Superman”) acquistano carattere e personalità e trainano quasi da sole un film avvincente dall’inizio alla fine.

La dottoressa Harleen Quinzel, partner del Joker e meglio nota come Harley Quinn, era fino ad ora apparsa solo in fumetti e cartoni animati. E il suo esordio cinematografico non delude: Margot Robbie è bravissima nel calarsi nei panni del personaggio e ci regala una performance accattivante e divertente. Siamo già tutti pazzi per questa biondina psicopatica!

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Gli appassionati di “How to get away with murder” la conoscevano già come l’avvocatessa più spietata della TV. Ma anche in questa performance Viola Davis non delude, aggiudicandosi il premio di cattivona di Suicide Squad.

E vanno spese due parole anche per Cara Delevingne, ormai più nota per la sua carriera da modella che per quella da attrice, ma che in questo film ci colpisce ricordando vagamente un’affascinante Maleficent.

2. WILL SMITH 
Will Smith interpreta Deadshoot e ci dimostra che i cattivi non sono così cattivi… A volte hanno un cuore tenero, e ci strappano una lacrimuccia.
Difficile che un attore come Smith passi inosservato in un film, e difatti il suo personaggio a tratti monopolizza l’attenzione del pubblico. Lo amerete.

3. MA QUELLO CHI È?

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Tuttavia, a parte i nomi più altisonanti, l’intero cast di “Suicide Squad” appare affiatato e ben amalgamato.

Sebbene alcuni di questi cattivi siano sconosciuti al grande pubblico, anche i personaggi minori riescono ad integrarsi perfettamente in un cast di “Big” e a regalarci momenti divertenti o più drammatici.

Insomma, “Suicide Squad” è una boccata d’aria in un universo di film con supereroi buoni che spesso presentano una trama e una sceneggiatura paurosamente banali.
È la scommessa (vinta) sui cattivi: se ai personaggi viene data la possibilità di far conoscere il proprio lato interiore, il pubblico se ne innamora. A prescindere dal fatto che salvino persone o rapinino banche… 

Godetevi questo film divertente e ben riuscito, dopo il noiosissimo “Batman vs Superman” ne avevamo bisogno.
E rimanete in sala dopo i titoli di coda….

– IL TASTO DOLENTE:
SIAMO STANCHI DEI SUPEREROI? E COSA ACCADRÀ DOPO SUICIDE SQUAD?
QUESTA CONCLUSIONE CONTIENE SPOILER, MA È UNA DOMANDA INDISPENSABILE PER CHI HA VISTO IL FILM. PERCIÒ VEDETELO E POI LEGGETE! –

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Un giorno un uomo di nome Christopher Nolan ha ripreso in mano un personaggio dei fumetti che negli anni ’90 era stato sfruttato fino all’eccesso e si pensava non avesse più brividi da regalare, specie dopo i flop di “Batman Forever” e “Batman e Robin”.

La trilogia su Batman di Nolan è considerata a tutti gli effetti una pietra miliare della cinematografia contemporanea, grazie alla trama, alla psicologia dei personaggi e alla loro umanizzazione.
Batman, Joker, Catwoman e Bane non sono più personificazioni fumettistiche quasi caricaturali, ma persone vere.

Gli ultimi lavori della DC Comics hanno preferito azione ed effetti speciali alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, che purtroppo sono apparsi molto stereotipati: è il motivo per il quale agli ultimi Batman e Superman ci riesce straordinariamente difficile affezionarciSuperman è sempre stato un supereroe lontano dall’uomo, e se “Smallville” era riuscito nel tentativo di rendercelo più simpatico, i film con Henry Cavill ci hanno restituito lo stereotipo del Superuomo senza macchia, senza paura, senza difetti e senza emotività.
Personalmente, mi auguro sempre che il cattivo di turno dia due calci nel sedere a quel bellimbusto e lo faccia smontare un po’, ma ovviamente questa è una nota del tutto personale. 

Il Batman di Ben Affleck, a così pochi anni di distanza dalla magistrale interpretazione di Christian Bale, non è riuscito ad entusiasmarci come il suo predecessore: siamo ancora troppo innamorati del vecchio Bruce Wayne, eroico ma al contempo straordinariamente umano, per sostituirlo “con il primo che passa”… Anche se si chiama Ben Affleck.

E la DC ci sta dimostrando, sfornando un film dopo l’altro, di essere interessata più a riempire le sale che a creare qualcosa di anche lontanamente paragonabile alla trilogia di Nolan, qualcosa che per un paio di ore ci rubi letteralmente il cuore.

Il personaggio del Joker è il simbolo di questo passaggio all’action movie: Jared Leto è folle, ma non squisitamente decadente come Heath Ledger. Vediamo che è pazzo, ma non ne capiamo il perché, non capiamo la sua filosofia, e ben presto lo archivieremo come “quell’altro Joker”.
Anche se la sua interpretazione magari piacerà, di fatto ha uno spazio troppo ridotto nel film.

Dunque, cosa aspettarci?

Nonostante mi dolga ammetterlo, la presenza di Ben Affleck lascia presagire a tutti gli effetti un grande duello Buoni vs Cattivi, in cui non si capisce veramente chi sono i Buoni e i Cattivi, o una grande alleanza Buoni/Cattivi verso Cattivi ancora più Cattivi…

Riuscirà davvero la DC Comics a creare qualcosa di memorabile o anche semplicemente gradevole senza cadere nel banale più scadente?

Da appassionata di Batman, non posso che avallare un’ipotesi meno probabile ma di certo più rispettosa dell’individualità dei vari personaggi: un film con meno azione e un briciolo di psicologia di più, una sorta di flashback che riesca nel tentativo di farci affezionare un po’ di più a questo Ben Affleck ancora troppo ingessato, a un Joker stereotipato e quasi fastidioso, che ci faccia conquistare totalmente da Deadshoot e Harley Quinn, per ora promossi a pieni voti ma soprattutto perché hanno interpretato personaggi assolutamente nuovi al grande schermo.

Conclusa questa riflessione, vi lascio con le prossime uscite Cinecomics fino al 2020 e
un’immagine troppo divertente per non essere pubblicata. Anche i cattivi possono essere amici!

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L’AMERICA CI SERVE! E’ PIENA DI CICCIONI!

Gli americani sono grassi, e di questo ho avuto coscienza grazie al canale più sconcertante che sia mai stato concepito nella storia della radiotelevisione, cioè Real Time.

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Il palinsesto di Real Time in buona sostanza si fonda su campeggi estivi per ragazzini obesi, famiglie di obesi, accumulatori seriali (spesso obesi), cuochi non obesi che ricercano schifezze da obesi in tutti i ristoranti d’America e spose (gipsy, nane, ricche sfondate, dark e anche obese).
Così mi sono fatta l’idea che negli USA non ci siano molti fan dell’alimentazione “fettina di carne e insalata”. 

Ma questo è uno stereotipo. Perché  in America ci sono molti esperti di nutrizione!
E non solo obesi!

Ma se noi vediamo gli americani come un popolo extralarge,
ci siamo mai chiesti come gli americani vedono noi?

L’italiano tipo è stato magistralmente dipinto in capolavori come Il Padrino, To Rome with Love e i Simpson.
Nel film di Woody Allen dedicato a Roma, l’unico italiano talentuoso è un tenore che gestisce un’impresa di pompe funebri. 
Sua moglie è così arretrata che a confronto la signora Corleone è una sexbomb progressista, e a un certo punto pensa bene anche di minacciare la gente con un coltello, in pieno stile “La mafia uccide d’estate”. 

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Giacca di velluto marrone e barba incolta: per Allen siamo stati hipster prima che fosse mainstream.

Il tutto mentre gli americani del film girovagano per Roma incantandosi ad ogni pietra, parlando con i fantasmi e sfoggiando il loro stile summer-hippy “levatevechemefateombra”.
Beh, che dire… grazie Woody!

Per l’americano, l’italiano è: pizza, spaghetti, mafia, Armani e Ferrari.
Sarebbe carino se citassero, che so? La grappa e il pecorino, tanto per dirne una.

Ma gli americani non sono generosi proprio con nessuna etnia: per loro i francesi sono snob, i greci tradizionalisti, gli ispanici tutti criminali, i russi sono sempre – ma sempre sempre? SEMPRE! degli ubriaconi con un accento ridicolo, i cinesi hanno una lavanderia e sono anche esperti di arti marziali, i coreani sono dei geni e le donne nere non fanno altro che intraprendenti gesti collo/dito per far capire chi comanda nel quartiere.

Così, per sfizio, mi sono curata di raccogliere i tipici luoghi comuni dei film americani.
Non è una guerra di etnia, a me gli americani stanno anche simpatici, finché tengono le loro uova fritte con panna acida lontane dai miei sensi.

  • Avete mai visto un americano fare il caffè? No, perché la caffettiera è sempre piena.
    Piena di un liquido che nessuno di noi definirebbe caffè, dei quali bevono approssimativamente un ettolitro al dì.
  • Qualunque evento della vita di un americano è scandito da barbecue, tranne se ebreo: in quel caso la sua vita si articola in millemila bar mizvah.
  • Non c’è poliziotto che non mangi ciambelle
  • In ogni partita di baseball c’è un fuoricampo…
  • … E avete presente il padre che chiama sempre il proprio figlio “campione”??
  • Il vulcano è l’unico progetto di scienze che sia mai stato concepito nella storia scolastica americana
  • Nell’ora di educazione fisica non può mancare il nerd equipaggiato di canotta extra-large e pantaloncini extra-large a vita alta
  • Le nerd al contrario diventano puntualmente delle fighe spaziali sciogliendosi i capelli, togliendosi gli occhiali e cambiando abbigliamento: è un po’ la stessa regola per la quale le scienziate sono tutte fighe.

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    Ecco un tipico esempio di nerd senz’occhiali. Creatura mitologica che esiste solo nei film americani.
  • TUTTE le confraternite organizzano toga party (ma poi che c’entrano con Roma?), nessuno apre mai un libro, si beve e si fa sesso oltre le umane capacità di resistenza fino alla laurea, in cui tutti lanciano i cappellini all’aria.
  • Naturalmente nelle suddette università c’è sempre il ragazzo di colore che è un genio in matematica e gioca a football. 
  • Solo precise categorie di persone fumano: i ribelli del liceo (con capelli tinti & borchie), ispanici, europei e cattivi. E anche qualche poliziotto, ma solo se ha dei profondi conflitti interiori.

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    Solitamente in ogni telefilm americano c’è un’adolescente figa che passa un periodo oscuro in cui si tinge i capelli e fuma, passando per una Katy Perry versione fashion-dark.
  • E che dire dei processi?? I film sui processi sono i miei preferiti.
    Sono un mare indefinito di “obiezione, Vostro Onore!”, scleri del giudice – che se è buono è sempre un afroamericano, o ancor meglio una afroamericana – che minaccia di sbattere tutti fuori/chiama gli avvocati al bancone, testimoni che entrano nel bel mezzo del processo e sono determinanti per esso e poi loro…
    Immancabili in qualunque film giudiziario americano: i sermoni fatti alla giuria dagli avvocati.
    Sermoni della durata di due ore e mezzo, in cui vi sono scene che sfiorano la tensione emotiva di “Ogni maledetta domenica”, in cui si dicono parolacce, bestemmie, quasi mai si citano motivi di diritto e ovviamente poi alla fine si vince.

    Gli avvocati d’ufficio naturalmente sono sempre incapaci, questo è matematico.

    A proposito di matematica, avete mai sentito parlare dei matleti, quelli che fanno le gare di matematica alle superiori? Sono simpatici quasi quanto i bambini che fanno le gare di spelling!

Che dire alla fine?

È finzione! E ci piace proprio per questo motivo.
Nella realtà non è mai il poliziotto di colore quello che muore per primo e non tutti gli italiani guidano una Ferrari.

Prendiamola a cuor leggero… Noi che non siamo obesi possiamo!

SE CHRISTIAN GREY FOSSE STATO UN OPERAIO DELLA FIAT

piper scioccataATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE *SPOILER*
Siccome però anche in Thailandia conoscono questa storia assolutamente banale e priva di colpi di scena, potete leggere senza rovinarvi la “sorpresa”.

Lui è ricco e lei è sfigata.
E’ la favola più vecchia del mondo, Cenerentola e Twilight docet. Anastasia (detta Ana, e già qua capiamo il livello) è una tipa di un disagio raro, che non si vede bella, che si veste con le camicette  a fiori e quasi sicuramente d’estate indossa improbabili scamiciati di jeans.
Christian è bello, figo, ricco e ha l’elicottero.
Praticamente è un principe azzurro dei tempi moderni.
La favola procede più o meno in questo modo: il principe salva la nostra amica Ana dal disagio totale della sua vita casa-chiesa-ferramenta, operazione nella quale non ha difficoltà giacché ha un elicottero con il quale spostarsi dall’ufficio alla sua casa extrasuperfiga. Esticazzi. Bravo, Christian.
Insomma, si fa apprezzare da lei per la sua essenza, visto che si sono parlati già due volte e lei gli ha già chiesto se è gay.
Poi le fa firmare un contratto di riservatezza, emastigrandissimi, perché l’ha detto l’avvocato, e la porta nel suo magico castello fatato dove Ana conoscerà le gioie del sadomaso.
E vissero tutti felici e contenti.

Ma cosa sarebbe successo se Christian si fosse chiamato Cristiano e non avesse avuto l’elicottero e la firma figa alla fine delle mail?
Cosa sarebbe successo se fosse stato, che so, un impiegato delle poste, o un operaio della Fiat?

Se Cristiano fosse stato un operaio della Fiat (o della Natuzzi, o anche della Scavolini, fate voi, a me basta un riferimento patriottico) la cara disagiata Anastasia non avrebbe ansimato ad ogni parola come un bambino senza braccioli che annaspa in piscina.
No.
Col cavolo avrebbe trovato eccitante Continua a leggere “SE CHRISTIAN GREY FOSSE STATO UN OPERAIO DELLA FIAT”

BAM! SEI STATO FRIENDZONATO!

Hai un amico o un’amica per cui sei solo un amico o un’amica mentre tu vorresti passare all’upgrade?
C’è una parola per definire le persone come te…
FRIENDZONED!

La friendzone è il trend del momento: esiste un numero spropositato di pagine Facebook sull’argomento e perfino un programma di MTV in cui i “friendzoned” si dichiarano all’uomo o alla donna di cui sono innamorati (so cosa state pensando: potevano farlo solo su MTV).

Ma in fondo la friendzone è sempre esistita: era l’amico o l’amica che per te provava qualcosa di più e con cui probabilmente parlavi anche della persona che ti piaceva
Era quella persona che c’era sempre per te e che provava dei sentimenti difficili da esprimere.
Forse ha preso il coraggio a due mani e si è dichiarato/a o ha abbandonato ogni speranza pensando che la vostra amicizia era preziosa e non se la sentiva di perderla.
Si sarebbe dichiarato con un SMS?
Neanche per sogno!
Whatsapp? Neanche a parlarne!
Avrebbe mai fatto uno screenshot definendoti “cagna”?
In quel caso non sarebbe stato neanche un amico.

Cos’è allora la friendzone?
È una trovata pubblicitaria, che riempie le TV e le pagine Facebook strappando qualche risata, è il concetto dell’amico innamorato reso più commerciale e ironico, è un po’ una parodia, una banalizzazione che sui social ha senso di esistere, ma non nella vita reale.
Perfino Brad Pitt, se si dichiarasse via Whatsapp, perderebbe il suo appeal: perché c’è ben poco di sentimentale in una dichiarazione via Whatsapp.

Non potrebbe mai reggere il confronto con queste parole…

… Né con queste:

Allora? Dite che fanno più effetto di un papiro scritto a costo zero con le “k” e le abbreviazioni?

Forse una dichiarazione così potrebbe darvi delle chance in più…
O forse no, ma in entrambi i casi rimarrebbe nel cuore della persona che l’ha ricevuta.
E anche nel vostro, dopotutto.

Buon amore a tutti,
Dichiaratevi responsabilmente.