TANTI AUGURI … E BUONA MORTE! – La Scatola degli Incubi

Immaginate che sia il giorno del vostro compleanno e che un killer vi uccida. Poi vi svegliate tutti sudati, è di nuovo il vostro compleanno e il killer vi uccide daccapo. E così più o meno all’infinito. Già diversi film hanno parlato di loop temporali (se volete sapere quali, leggete questo articolo), perlopiù in chiave umoristica o […]

Continua su TANTI AUGURI … E BUONA MORTE! — La Scatola degli Incubi

Annunci

5 FILM FANTASTICI CHE NON HAI ANCORA VISTO

Hai mai desiderato di non aver visto il tuo film preferito, solo per poterlo rivedere di nuovo per la prima volta?
Spesso pensiamo che nulla possa stupirci come ciò che più amiamo.
Ma per fortuna, almeno in materia di cinema, possiamo essere facilmente smentiti.

Non so voi, ma io adoro leggere le classifiche, tipo “I 25 thriller più belli della storia”.
Lo faccio soprattutto per leggere i commenti degli utenti che dicono puntualmente che è stato dimenticato qualche titolo per loro meraviglioso: spesso sono una miniera per trovare film indipendenti o datati difficili da reperire in altra maniera.
Così creo una lista di film da vedere includendo quelli della classifica e quelli degli utenti che commentano. Ciò che è chiaro è che ognuno di noi ha una personale classifica, ed è impossibile stilarne una che metta d’accordo chiunque.
Questa classifica non è nata per mettere d’accordo tutti, quindi deponete le armi.
Non ho la pretesa di dirvi cosa sia bello e cosa no.
Voglio solo suggerirvi qualche film un po’ meno conosciuto, che spesso non rientra nelle classifiche più commerciali e che in quelle più pretenziose viene automaticamente visto come “un mattone”. Non negatelo, quando esce la classifica della BBC sui 100 film più belli della storia, sì, quella che vi propone pellicole degli anni ’20, subito pensate “Ma che è sta roba?”

newhampshire-understand-3
A meno che non siate decisamente molto aperti o un po’ pretenziosi anche voi. 

Quindi ecco 5 film fantastici: quasi sicuramente almeno uno di questi per voi sarà quella sorpresa che aspettavate.

1 – C’era Una Volta in America
C-era-una-volta-in-America4Sergio Leone non è un regista che va di moda nella nostra generazione, che preferisce decisamente nomi come Woody Allen e Quentin Tarantino.
E questa storia non è adatta alla massa: non è breve (ma dopo aver visto la versione più corta vorrete irrimediabilmente vedere quella integrale), non è famosa, non è nemmeno stata lodata dai critici alla sua uscita.
Ma è un Capolavoro.
Non solo per la musica magistrale di Morricone, per la fotografia meravigliosa, per le interpretazioni da brivido di James Wood e Robert de Niro.
Ma perché qui dentro Sergio Leone ha messo cuore, anima e vent’anni della sua vita, e si vede.

2 – Peaceful Warrior
DanOnTheRings

I film sullo sport ci regalano grandi emozioni, ma questa pellicola indipendente e davvero poco conosciuta può cambiarti la vita.
Stacca il cellulare prima di vederlo, goditelo fino in fondo e poi chiediti ogni tanto …
“Dove sono ora?”

3 – Sophie Scholl, La Rosa Bianca
Tutti diciamo la nostra sui social network e tramite ogni mezzo a nostra disposizione, ma quanti di noi lo farebbero rischiando la propria vita?
Una storia (vera) di un gruppo di studenti che ha sfidato la repressione nazista.

“Mohr mi ha proposto una via di fuga, se avessi rinnegato le mie idee”
“E tu cosa hai fatto?”
“Naturalmente ho rifiutato.”

Vi toccherà, e forse vi farà sentire un po’ meno coraggiosi di quanto pensavate di essere.

4 – Mr Nobody 
Film per coraggiosi.
Fino a un po’ di tempo fa non era stato doppiato in italiano e bisognava ricorrere ai sottotitoli. Oggi si trova nella nostra lingua, ma rimane un film di non semplice visione.
571213c8-304f-11e4-8638-485b3977183d

Ma se volete scoprire il significato della vita, beh, dovrete pur farlo qualche sacrificio.

5 – L’Onda 
Alzi la mano chi almeno una volta ha pensato “Ma come diavolo hanno fatto ad affermarsi le dittature? Le persone dovevano essere facilmente impressionabili, forse anche un po’ stupide per permettere una cosa simile. Oggi non potrebbe mai succedere”
E invece potrebbe succedere. E molti di noi, ragazzi colti, con un accesso a internet, fondamentalmente brave persone, lo permetterebbero. Addirittura, potremmo farne parte.
Storia vera. Ma soprattutto, ripetibile.

Terza-Onda-film-sito

6 – Bonus
Ammetto questo titolo con riserva perché non ho ancora visto questo film, ma mi sembra promettente e non voglio custodirlo gelosamente per me.
Si chiama Boyhood, ed è la storia di un bambino che cresce.
Ordinario? Non proprio: il regista ha seguito il piccolo attore filmandolo nell’arco di dodici anni. È in assoluto il primo film, e finora l’unico, a essere stato girato così.
E non so voi, ma io non voglio proprio perdermelo.

Guardate, condividete, commentate! 

Buona Visione. 

Ecco perché dire “SÌ” domani non servirà

Breve sunto per chi non ha vissuto su Facebook negli ultimi due mesi:
Domani si voterà per l’abrogazione di una parte della Legge di stabilità; evitando inutili orpelli legali, se prevarrà il “Sì” le società petrolifere che attualmente estraggono gas e petrolio dovranno chiudere le piattaforme, cosa che avverrà tra il 2018 e il 2034 (che in alcuni articoli diventa 2036, 2038 o duemilamai).
Ma comunque, dopo le 12 miglia dalla costa, le trivelle potranno funzionare normalmente.

Il popolo è diviso tra Sì e No:
Chi dice “No” parla a favore di dati numerici, posti di lavoro, dice che le trivelle saranno smantellate tra molto tempo e che con questo referendum si otterrà solo di spostarle di qualche chilometro;
Chi dice “Sì” fa leva sul comune amore per il mare, sul senso di appartenenza alla propria terra, il turismo, la salute.
Qualcuno suggerisce anche che sia una mossa politica per dissociarsi dal Governo Renzi, e che la vittoria del Sì aprirà all’Italia le porte del rinnovabile.

Ovviamente il Comitato del No non esiste, interviene sporadicamente – anche sotto forma di geologi e personalità diverse dai “Cattivoni padroni del petrolio” perché per rendere efficace la sua posizione mantiene quanto più possibile una bassa affluenza alle urne.
Il Comitato del Sì si avvale non soltanto di ambientalisti che sanno benissimo di cosa parlano, ma anche di vignette più o meno simpatiche su Facebook e appelli del tipo “Che voi vogliate votare Sì o No, andate a votare perché altrimenti svuoterete di valore l’ultimo strumento di democrazia che ci rimane”.
Appelli che ritengo altamente offensivi dell’intelligenza dell’elettorato, che se effettivamente volesse propendere per una vittoria del “No” farebbe meglio a non votare.

Questo post non ha l’assurda pretesa di dire cosa sia meglio votare, ma vuol essere solo uno spunto di riflessione lucido sul perché siamo combattuti tra il Sì e il No.

Le trivelle non piacciono a nessuno, e questo penso sia pacifico.
Sono spaventose come lo era il nucleare, ma forse un po’ meno, perché nell’immaginario collettivo nulla sembra più spaventoso di una catastrofe in stile Chernobyl (per quanto l’esempio sia anacronistico), nemmeno il petrolio che rischia di riversarsi in mare.
L’estrazione del gas appare quasi innocente a confronto.
D’altra parte a molti sembra inutile fermare tardi un fenomeno che comunque non si arresterà, né spalancherà le porte ad un futuro green.

Perché abbiamo bisogno di dire sì?
Perché abbiamo bisogno di sentirci un po’ meno in colpa per l’inquinamento del nostro mare, perché non è semplice essere ambientalisti, ma tutti lo diventiamo postando indignati le foto di un parco o una strada sporchi, prendendocela con gli ubriachi, il sindaco, l’inciviltà e gli spazzini, perché sappiamo tutti che dire Sì è fondamentalmente giusto, e vorremmo un mare cristallino, specie animali che sguazzano felici e cozze a volontà, però contemporaneamente non riusciamo a privarci del nostro stile di vita pro-inquinamento.
Ma vogliamo anche le cozze.

Perché abbiamo bisogno di dire no?
Per onestà intellettuale, sappiamo che siamo disposti a prenderci l’impegno di un Sì referendario, ma non di un Sì all’ecologia.
Mettere una crocetta è facile: poco tempo, lo sbatti di vestirti bene e andare al seggio, sentirti a posto con la coscienza perché stai esercitando un tuo diritto andando a votare, e lo stai facendo per una buona causa!! Ma se connessa a quel Sì ci fosse una vita con meno agi e il rispetto nei confronti del mondo e di TUTTI i mari, diresti davvero di Sì?
Pensaci un po’… Quante volte prenderesti la bici anziché la macchina? Quante volte raccoglieresti la sporcizia non tua in spiaggia o in pineta? Se vedessi qualcuno inquinare il mare, lo denunceresti?
Diresti di No a tutte le trivelle, siano esse posizionate vicino al tuo mare o a quello di altri Paesi?
E se non si trattasse di trivelle ma di altri tipi di giacimenti? Sei a conoscenza del fatto che alcuni Paesi del Terzo Mondo sono sfruttati per le loro materie prime? Saresti disposto a non indossare oro, diamanti, vestiti e scarpe prodotti con lo sfruttamento di altri esseri umani, specialmente bambini?
Tu dirai… “Che c’entrano le trivelle con i bambini che mi fabbricano le scarpe?”
C’entrano perché se tu pensi di avere diritto ad un mare pulito e agli spaghetti con le cozze, lo stesso diritto spetta a tutti gli abitanti del pianeta.
Un po’ ipocrita non volere le trivelle nel tuo mare e spostarle a qualche migliaio di chilometri di distanza, non ti pare?
In posti in cui non ci si può appellare a nessun referendum, posti di serie B.
Noi ci indigniamo per le trivelle ma chiudiamo gli occhi davanti a fenomeni che sappiamo benissimo essere esistenti, attuali e gravi, ma che possono coesistere fino a quando non intaccano i nostri personali diritti. Se volessero scavare una bella miniera a cielo aperto a due passi da casa tua, probabilmente cominceresti a raccogliere le firme con indignazione per fermare lo scempio che si abbatte sul tuo territorio… O meglio, su di te.
Se questo accade in zone sperdute del Sudafrica, e sai bene che succede, questo “Non ti riguarda”, “È un fenomeno che comunque non si può fermare”, “Lì c’è una situazione socio-politico-economica particolare”, eccetera.

Se vuoi votare Sì, fallo consapevolmente, prendendoti un impegno serio per l’avvenire. Altrimenti il tuo Sì sarà una mossa politica, un’espressione di libertà e democrazia, tutte cose che dureranno cinque minuti e lasceranno il mondo esattamente così com’è.
Cerca di dire Sì ogni giorno della tua vita, altrimenti non ha senso.
Altrimenti i “Cattivi signori del petrolio” comunque continueranno a decidere per te, e il tuo gesto sarà stato inutile ben più di quanto sia stato lodevole.
Il rispetto è nei confronti del mondo, non del solo pezzettino di mondo in cui frequenti lavoro, casa e palestra. Vuoi essere il tipo di persona che si preoccupa solo quando non può mangiare i ricci e le cozze del suo mare? In questo caso è molto ipocrita votare Sì.
Non ti biasimo, perché è la scelta di comodo.
Dire Sì domani non ti servirà, perché il vero Sì dovrai metterlo in atto da dopodomani, e non con una crocetta. 

Non preoccuparti di lasciare un mondo migliore per i tuoi figli,
Cerca di lasciare dei figli migliori a questo mondo.
E delle persone che si curano del proprio pezzettino di mare, non sono ciò che di migliore si merita questo mondo.

Un 48enne, un tamarro, esticaz…

WARNING: Questo post è nato da un post, nato a sua volta  da una movimentata serata al Just Cavalli. 
Quindi può contenere ignoranza.

Antefatto:
L’articolo in questione (anche se conosco giornalini scolastici che ne scrivono di più degni di questo nome) è stato scritto da Facci, un giornalista di Libero.
Potete leggerlo qui, ben consapevoli che state sostenendo l’esistenza di Libero, e questo potrebbe causarvi conflitti di coscienza.

Per farla breve, Facci è stato obbligato a scrivere un pezzo su come è andata davvero la serata di Fedez e, ben consapevole che noi potevamo vivere meglio senza saperlo,  l’ha definito tamarro circa 700 volte e si è lamentato come una ragazzina che viene costretta a studiare da mamma e papà.

Facci dice che giustamente questo pezzo non rivoluzionerà il mondo, né farà dimettere ministri, ma sicuramente riesce in una cosa che a molti giornalisti sta a cuore: gettare un po’ di fango e frustrazione su un personaggio più famoso, popolare e giovane che non viene obbligato a fare alcunché.
Anzi, è libero di far volare bottiglie e insultare poliziotti, il peggio che gli può capitare è che un cinquantenne gli dia del tamarro.
Come fai a biasimare per cotanto odio un povero giornalista di Libero?
Semplice: non puoi.

Ormai un commento su due sotto i post di Libero e Il Giornale lamenta titoli gonfiati, errori di ortografia e totale assenza di contenuti.
Il che, oltre a far rigirare nella tomba il caro Indro, rimanda a una situazione sociale ben più grande: i giornalisti appartengono ad una categoria ormai così inflazionata che forse è seconda  soltanto a quella dei laureati.
Per vantare il titolo di giornalista basta scrivere su un quotidiano di paese dei venticinque turisti che c’erano alla Sagra della cipolla e del concittadino che ha partecipato a L’Eredità. Tutte cose che rappresentano un crimine contro la Foresta amazzonica l’amore per la libertà di informazione, insomma. Questo fino a completare la scheda punti e ad abilitarti con un esame che comunque non ti impedisce di storpiare il vocabolario italiano appena ne hai l’occasione. E no, scrivevo di fretta e ho l’autocorrect…

Personalmente trovo lo sfogo di Facci comprensibile, lo specchio di un giornalismo che non può morire perché è così martoriato che nessuno ha il coraggio di dargli il colpo di grazia.
Se dopo anni di studio e di gavetta ti ritrovi a condividere la denominazione di giornalista con Andrea Diprè, i clic sui banner pubblicitari ti permettono di campare e ciò che di più simile scrivi a proposito dell’abuso di potere è la persecuzione da selfie di un rapper tatuato

Forse potresti sentirti vagamente inalberato.

Uno pensa di diventare giornalista per far saltare fuori scandali come il Watergate, per amore della verità, per avere il Quarto Potere…

E invece, Fedez e Belvedere. 

Quello che trovo scandaloso e di poco gusto nello sfogo di Facci è l’abuso di “tamarro” e l’uso di epiteti coloriti che rende questo post simile alla trascrizione  di una puntata tipica di “La Zanzara”, in cui Parenzo si agita come una donna isterica in menopausa e Cruciani si sfrega le mani godendo come un riccio. O a un delirio della Maionchi dopo qualche bicchierino.

A dirla tutta è una denuncia legittima, che perde di peso nel momento in cui si concentra su “zoccole leopardate” e critiche su  Just Cavalli, facendo sembrare il tutto un delirio frustrato da parte di un povero quasi cinquantenne. 

Fatto sta che se possiamo dissentire in maniera così libera e talvolta volgare, dispendiosa, inutile e odiosa è grazie alla libertà di stampa e di espressione, in grado di tutelare anche il più abietto dei nostri pensieri semplicemente perché è un pensiero.

Quello che dovrebbe essere il bello del “Mondo Libero” e l’essenza del giornalismo…

O forse, in fondo, tutto quello che lo sta distruggendo.

WALK OF FAME: 87 ANNI FA LA PRIMA IMPRONTA

WALK OF FAME: 87 ANNI FA LA PRIMA IMPRONTA

15 aprile 1927: alcune tra le più grandi celebrità del cinema degli anni ’20 lasciano le proprie impronte sul cemento davanti al TCL Chinese Theatre, lungo quella che diventerà la Walk of Fame.
Douglas Fairbanks, Mary Pickford, Norma e Constance Talmadge, tutte star del cinema muto, sono i primi di una lunga lista di divi che avranno l’onore di lasciare una traccia del loro passaggio ad Hollywood.
Ironia della sorte, si ritireranno di lì a pochi anni a causa dell’introduzione del sonoro.