5 FILM FANTASTICI CHE NON HAI ANCORA VISTO

Hai mai desiderato di non aver visto il tuo film preferito, solo per poterlo rivedere di nuovo per la prima volta?
Spesso pensiamo che nulla possa stupirci come ciò che più amiamo.
Ma per fortuna, almeno in materia di cinema, possiamo essere facilmente smentiti.

Non so voi, ma io adoro leggere le classifiche, tipo “I 25 thriller più belli della storia”.
Lo faccio soprattutto per leggere i commenti degli utenti che dicono puntualmente che è stato dimenticato qualche titolo per loro meraviglioso: spesso sono una miniera per trovare film indipendenti o datati difficili da reperire in altra maniera.
Così creo una lista di film da vedere includendo quelli della classifica e quelli degli utenti che commentano. Ciò che è chiaro è che ognuno di noi ha una personale classifica, ed è impossibile stilarne una che metta d’accordo chiunque.
Questa classifica non è nata per mettere d’accordo tutti, quindi deponete le armi.
Non ho la pretesa di dirvi cosa sia bello e cosa no.
Voglio solo suggerirvi qualche film un po’ meno conosciuto, che spesso non rientra nelle classifiche più commerciali e che in quelle più pretenziose viene automaticamente visto come “un mattone”. Non negatelo, quando esce la classifica della BBC sui 100 film più belli della storia, sì, quella che vi propone pellicole degli anni ’20, subito pensate “Ma che è sta roba?”

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A meno che non siate decisamente molto aperti o un po’ pretenziosi anche voi. 

Quindi ecco 5 film fantastici: quasi sicuramente almeno uno di questi per voi sarà quella sorpresa che aspettavate.

1 – C’era Una Volta in America
C-era-una-volta-in-America4Sergio Leone non è un regista che va di moda nella nostra generazione, che preferisce decisamente nomi come Woody Allen e Quentin Tarantino.
E questa storia non è adatta alla massa: non è breve (ma dopo aver visto la versione più corta vorrete irrimediabilmente vedere quella integrale), non è famosa, non è nemmeno stata lodata dai critici alla sua uscita.
Ma è un Capolavoro.
Non solo per la musica magistrale di Morricone, per la fotografia meravigliosa, per le interpretazioni da brivido di James Wood e Robert de Niro.
Ma perché qui dentro Sergio Leone ha messo cuore, anima e vent’anni della sua vita, e si vede.

2 – Peaceful Warrior
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I film sullo sport ci regalano grandi emozioni, ma questa pellicola indipendente e davvero poco conosciuta può cambiarti la vita.
Stacca il cellulare prima di vederlo, goditelo fino in fondo e poi chiediti ogni tanto …
“Dove sono ora?”

3 – Sophie Scholl, La Rosa Bianca
Tutti diciamo la nostra sui social network e tramite ogni mezzo a nostra disposizione, ma quanti di noi lo farebbero rischiando la propria vita?
Una storia (vera) di un gruppo di studenti che ha sfidato la repressione nazista.

“Mohr mi ha proposto una via di fuga, se avessi rinnegato le mie idee”
“E tu cosa hai fatto?”
“Naturalmente ho rifiutato.”

Vi toccherà, e forse vi farà sentire un po’ meno coraggiosi di quanto pensavate di essere.

4 – Mr Nobody 
Film per coraggiosi.
Fino a un po’ di tempo fa non era stato doppiato in italiano e bisognava ricorrere ai sottotitoli. Oggi si trova nella nostra lingua, ma rimane un film di non semplice visione.
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Ma se volete scoprire il significato della vita, beh, dovrete pur farlo qualche sacrificio.

5 – L’Onda 
Alzi la mano chi almeno una volta ha pensato “Ma come diavolo hanno fatto ad affermarsi le dittature? Le persone dovevano essere facilmente impressionabili, forse anche un po’ stupide per permettere una cosa simile. Oggi non potrebbe mai succedere”
E invece potrebbe succedere. E molti di noi, ragazzi colti, con un accesso a internet, fondamentalmente brave persone, lo permetterebbero. Addirittura, potremmo farne parte.
Storia vera. Ma soprattutto, ripetibile.

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6 – Bonus
Ammetto questo titolo con riserva perché non ho ancora visto questo film, ma mi sembra promettente e non voglio custodirlo gelosamente per me.
Si chiama Boyhood, ed è la storia di un bambino che cresce.
Ordinario? Non proprio: il regista ha seguito il piccolo attore filmandolo nell’arco di dodici anni. È in assoluto il primo film, e finora l’unico, a essere stato girato così.
E non so voi, ma io non voglio proprio perdermelo.

Guardate, condividete, commentate! 

Buona Visione. 

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LA PIU’ BELLA DICHIARAZIONE D’AMORE DEL CINEMA

«Il presente non esiste: è una sfilata di fantasmi nello spazio incantato della memoria. […] È un film di morte, iniquità, violenza, piombo, sangue, paura, amicizia virile, tradimenti. E di sesso. In questa fiaba di maschi violenti le donne sono maltrattate; la pulsione sessuale è legata all’analità, alla golosità, alla morte, soprattutto alla violenza. È l’America vista come un mondo di bambini.»
Così Morando Morandini descrive “C’era una volta in America”, tra i 50 film più belli della storia del cinema, tra i capolavori firmati dal genio di Sergio Leone e, soprattutto, tra i più amati di un pubblico che inizialmente – complice lo scellerato montaggio di Arnon Milchan – l’aveva disprezzato.

E’ una storia che si snoda tra passato e presente, donandoci la vista di un’America che cresce tra il Proibizionismo e le rapine, il contrabbando e la malavita di quartiere.
E’ un sogno, il sogno di Leone, che acquistò i diritti del libro “The Hoods” dopo dieci anni di battaglie, il sogno di Noodles, che cerca di ricordare e di dimenticare, il sogno dei suoi amici Max, Patsy, Cockeye e Dominic, ragazzini che bramano la libertà, e il sogno di Deborah, che vuole calcare i palchi più famosi del mondo.

46 anni di America, promesse, amori e vite: questo è “C’era una volta in America”, un ritratto di mezzo secolo di storia accompagnato dalla magistrale musica del Maestro Ennio Morricone.

Da godersi a pieno, naturalmente nella sua versione integrale, con tanto di contenuti speciali. Un DVD che vale assolutamente la pena di comprare e custodire gelosamente nella propria collezione.

RITORNO AL FUTURO – SCENA MAI VISTA!

Com’erano i nostri genitori da adolescenti?
Probabilmente vi sarete posti questa domanda, quella decina di volte o giù di lì.
E’ difficile immaginare che una volta anche loro abbiano attraversato “L’età della trasgressione”: e difatti il diciassettenne Marty McFly, testa calda e aspirante rockstar, trova i suoi “vecchi” alquanto rompiscatole.
Si dice che il maestro appaia quando l’allievo è pronto: e nel caso di Marty si tratta dell’amico scienziato Doc. Grazie ad una serie di malcapitati eventi e a una DeLorean che funge da macchina del tempo, il giovane protagonista si ritrova catapultato del 1955.
Sono gli anni dei milkshake e dei capelli alla Happy Days, ma anche della non semplice integrazione razziale e della lotta al moralismo sociale, che la mamma di Marty sostiene con sigarette e fiaschette di alcol.
Un’esperienza abbastanza formativa, se non fosse per due motivi: Marty non sa come tornare nel 1985 e sua madre si innamora di lui anziché di suo padre, mettendo a rischio la sua nascita e dunque la sua stessa esistenza. Così il ragazzo comincia a cercare il Doc del 1955 e ce la mette tutta per far sì che sua madre Lorraine si innamori dell’imbranatissimo George McFly.
E in questa divertentissima scena inedita lo minaccia fingendosi un alieno, con l’ausilio di un phon per capelli e di una tranquilla melodia dei Van Halen.

Ritorno al futuro è un film strepitoso, che amerete o adorerete come una sacra reliquia del cinema.
L’abile mix tra anni ’50, fantascienza e divertenti riferimenti alla società e alla cultura dell’85 (i Van Halen, le Nike, i Levi’s, la Fanta) ne fanno una pellicola leggera, spensierata e appassionante.
E pensare che ha rischiato di non essere prodotto: tutti gli studios lo rifiutarono perché era troppo poco spinto per gli standard dell’epoca – per intenderci, erano gli anni di Porky’s – e la Disney non trovava adatto al proprio pubblico un film in cui una madre si innamorava del figlio. Grazie alla tenacia di Zemeckis e Spielberg, il film uscì invece nel luglio dell’85 e solo nel primo weekend incassò 11 milioni di dollari (ne era costati soltanto 19).

Se potessi inserire in una capsula del tempo, di quelle che si aprono dopo una cinquantina d’anni, soltanto un film da passare ai posteri, sarebbe questo primo capitolo della trilogia di Zemeckis.

GUARDATELO, SE POTETE CON I VOSTRI GENITORI! 

BLOW: Mi ricordo una vita fa… [No spoiler]

E’ un film bellissimo e molto sottovalutato, il “Blow” di Ted Demme. Fin da subito non possiamo che avere in simpatia il piccolo George e trovare avvincente la sua entrata in un mondo fatto di erba e cocaina, feste, spasso e intere stanze piene zeppe di banconote. “Blow” chiude il cerchio sulla droga: ti mostra come si inizia e come si finisce, il bello e il brutto, i pro e i contro. Non è uno di quei film deliberatamente e aprioristicamente anti-droga, e la sua onestà è la ragione per la quale non si può fare a meno di vederlo e rivederlo. Se non lo amate già, diventerà uno dei vostri film preferiti. Buona visione!

Guadagnare 18 milioni di dollari con qualche scena di nudo

Questo post è scaturito dalla visione di Jennifer’s Body, un film famoso unicamente per la partecipazione di Megan Fox come attrice protagonista, e che si dice sia indebitamente ispirato a Schegge di follia, un cult degli anni ’80.

Questo film può definirsi immensamente stupido o molto furbo. Se avessi optato per la prima definizione non ci starei scrivendo una riga al riguardo, ma sono tendenzialmente positiva e mi piace pensare che la regista di Jennifer’s Body abbia voluto muovere una critica spietata all’intero mondo maschile che nel frattempo sbavava in sala, piuttosto che sprecare una decina di migliaia di dollari in un film cotanto scemo.
Allora, Jennifer è una strafiga che – come nel 90% dei film americani – non sembra assolutamente una teenager, e si accompagna ad un’amica di nome Needy (Amanda Seyfried, una strafiga che tenta di rendersi sfigata con scarsi risultati) che vorrebbe rappresentare il prototipo di amica- zerbino della più bella della scuola.
Nella parte iniziale del film Jennifer non fa che tiranneggiare su Needy circa la lunghezza di gonne e top, e a salvarci da questo patetico luogo comune interviene un gruppo pop-rock, formato da uomini che si truccano e che hanno un’irresistibile fascino agli occhi delle teenager provinciali in quanto provenienti dal mistico mondo della città.

Il cantante della band, interpretato da Adam Brody, la cui hit song è destinata a insinuarsi nel vostro cervello e a martellarvi di qui all’eternità.

Questa band di dubbio talento ha in mente di diventare famosa e ricercata, e sceglie di usare il metodo più semplice e facilmente googlabile (non scherzo, lo cercano veramente su internet) per raggiungere questo scopo: il sacrificio di una vergine a Satana. In questo film Megan Fox appare meno vergine di Sharon Stone in Basic Instinct, ma la boyband appare convinta che sia più casta e pura della sua amica sfigata con gli occhiali tondi, e tutti sappiamo cosa succede se si sacrifica una non-vergine all’amico Belzebù: ovviamente diventa una specie di mangiatrice di carne maschile potenzialmente indistruttibile – e quest’ultima virtù ci è nota grazie alla scena in cui Jennifer esce la lingua da vera professionista e prova a bruciarsela con un accendino.

No, non è un’immagine tratta da un porno e abilmente photoshoppata.

La vita di una mangiatrice di uomini è un po’ più semplice del solito quando hai il corpo di Megan Fox e nella tua scuola tutti gli esseri di sesso maschile sono svegli quanto un bradipo in calore, perciò Jennifer fa fuori in progressione un giocatore di football, un emo e il ragazzo della sua migliore amica.
Nell’ordine, gli uomini apprezzeranno:

  • La scena in cui Jennifer fa il bagno nuda in un lago senza ragione alcuna
  • La scena lesbo tra le due BFF, quella in cui Jennifer si abbassa la cerniera del cardigan rivelando la sua allergia per la biancheria intima…
  • … e infine quella in cui vomita l’impossibile sul pavimento della cucina.

Ora, a me sembra improbabile che una che di mestiere fa la regista possa concepire l’idea di un film così, e preferisco credere che Karyn Kusama abbia voluto prendere spudoratamente in giro tutti coloro che hanno pagato il biglietto del cinema, che erano troppo accecati dalla seducente Fox per accorgersene.
Un po’ come ho fatto io proponendovi un’immagine della Fox  che lascia poco all’immaginazione come copertina dell’articolo, e questo solo per avere una vostra visualizzazione.

Ecco come si fanno dei soldi con il nudo, dalla teoria alla pratica. Tuttavia, secondo movieplayer il budget stimato per il film si aggira intorno ai 16 milioni di dollari e nel mondo ne sono stati guadagnati 18,7.
Questo dimostra che i segaioli preferiscono vedere i film in streaming piuttosto che andare a cinema (ormai anche le nostre vicine di casa quarantenni la mostrano su Chatroulette), e pertanto il colpo della Kusama non è riuscito come lei sperava, donando ai posteri soltanto una di quelle pellicole che ti fanno sentire di aver sprecato due ore della tua vita.

Magari se la canzone pop-rock non fosse così scassa-cervello, se Needy fosse un pochino più convincente da sfigata e gli effetti speciali fossero più convincenti qualcosa oltre il finale post- titoli di coda si potrebbe salvare.


Eh sì, perché in definitiva il finale non è da buttare, e se anziché un intero film si fosse progettato Jennifer’s Body come uno short movie, probabilmente il risultato non sarebbe stato spiacevole.

Confido nel fatto che al popolo maschile piacerà di sicuro, a meno che non siano patiti di film horror poiché questo film è meno horror de La carica dei 101, e se si guarda in lingua originale è la prova lampante di quanto Megan Fox avrebbe dovuto darsi ad un’altra carriera sicuramente più prolifera (la scena dell’accendino suggerisce un’opzione).
Ciò detto, vi consiglio invece la visione di Schegge di follia, film davvero fantastico. E ricordate: mai pagare il biglietto del cinema per un film se nel trailer ci sono dialoghi come “Ti finirò io” “E come, se non finisci neanche l’ora di ginnastica?”

Dopo qualche mese, in ogni caso, questo è il post che grazie ai tag, a un’immagine scelta accuratamente e ad un titolo accattivante ottiene più visualizzazioni. Quindi, essenzialmente, voi che l’avete aperto mossi da uno di questi tre elementi siete al pari dell’emo, del giocatore di football scemo e del fidanzato di Needy.

Ciao!

500 Days of Summer

Questo è il film non-romantico migliore che mi sia capitato fino ad oggi di vedere. Nemmeno “Harry ti presento Sally” o “Grease” o “Love Actually” o tanti altri film fantastici che non enumererò mi sono piaciuti così tanto.
A differenza di molti spettatori con i quali mi sono confrontata, la mia parte preferita va dalla rottura di Tom e Summer (mi rifiuto di chiamarla Sole come forma di ribellione nei confronti di chi stravolge le traduzioni) al finale.
Finale di cui parlerò alla fine, cosicché chi non abbia ancora visto il film non si rovini l’intera visione. Sono sensibile a questo genere di tematiche.

Questa non è una storia eccezionale o epica alla Jack & Rose in “Titanic“, è una di quelle storie che probabilmente ognuno di noi ha vissuto nel corso della propria più o meno ordinaria vita, e questo fa sì che approssimativamente chiunque possa calarsi nei panni di uno od entrambi i personaggi.
Tom è un romantico, Summer non vuole “una cosa seria”. Solitamente i ruoli si trovano invertiti in una relazione, e questa rovesciamento dei sessi a mio parere è stato trasposto su pellicola in modo molto piacevole e verosimile.
Summer è il tipo di ragazza che molte (ma non tutte) vorrebbero essere, perché è desiderata e intraprendente, ha un modo di fare affascinante e riesce a risultare carina anche con vestiti che renderebbero tre quarti della popolazione femminile degli anti-sesso parlanti.
Onestamente questo personaggio non mi piace, perché la vedo come una che cerca di essere forzatamente interessante e fuori dagli schemi, ad esempio dice di amare Ringo proprio perché non piace a nessuno, e fa tanto finta alternativa.. 
Lui invece è la versione maschile della lei che aspetta un lui che la completi e la renda finalmente felice. Si emoziona perché lei gli rivolge la parola, pensa che siano fatti l’uno per l’altra dopo due giorni che l’ha conosciuta, insomma, è un romanticone perso che è cresciuto aspettando una principessa da salvare (e la scena nel bar lo conferma).

L’andamento non cronologico della narrazione ci porta su e giù su un’altalena di emozioni che vanno dalla felicità stile musical alla depressione da lancio ininterrotto della pallina sul pavimento.
L’amore fa ridere,  fa soffrire e il più delle volte è indecifrabile; secondo Tom questa parola “non significa niente”, per Summer loro due sono “solo amici”, anche se “si baciano in sala fotocopie, vanno mano nella mano da IKEA e scopano nella doccia”, come le ricorda Tom.
Ci sono davvero molte idee circa l’amore in questo film; quella che credo sia la migliore, e non a caso è la mia preferita, la lascio dare a Paul – che non ha un ruolo fondamentale nel film ma per il solo fatto di aver pronunciato questa frase merita di essere citato.

Sotto il profilo tecnico la ragazza dei miei sogni probabilmente dovrebbe avere delle importanti protuberanze pettorali ed inoltre una capigliatura diversa e avere preferibilmente un’indole più sportiva… Però, per dirla tutta, Robin è meglio della ragazza dei miei sogni… perché è reale” [Paul]

Ora consiglio a chi non ha ancora visto “500 giorni insieme” a resistere alla curiosità di sapere come va a finire e divorarsi quest’ora e trentasei minuti di delizioso quadro sull’amore. Nel caso siate masochisti, o non sappiate resistere alla curiosità, o l’abbiate già visto, continuate a leggere. 

Come dicevo all’inizio, “500 giorni insieme” non racconta una storia d’amore che vince mille avversità, con un finale epico-tragico alla “Romeo e Giulietta”, è una storia davvero come tante che non ha nemmeno quello che si potrebbe definire un “happy ending”.
Insomma, i fan del lieto fine lo odieranno, perché avrebbero voluto tanto che Tom e Summer tornassero insieme, concepissero tanti marmocchi e  magari chiamassero il loro primogenito Ringo.
Ma questo tipo di finali ammazzano la realtà, perché nella realtà i due protagonisti sono così diversi e incompatibili che con ogni probabilità non farebbero che nutrire il numero già cospicuo di coppie che divorziano entro un anno dal matrimonio.
Okay, può risultare una coppia carina che ride a cinema e si stende sui letti di IKEA, ma mancano i presupposti essenziali dell’amore. Una persona come Summer in verità non trova che legarsi ad una persona sia una sofferenza (base di ogni degna scopamicizia della quale sembra essere una fan), semplicemente non ha incontrato la persona che fa per lei.
Non a caso si sposa uno che ha conosciuto quanto, due mesi prima?
Quelle frasi tipo “non mi voglio legare”, “siamo giovani, godiamocela” funzionano solo fino a quando non la incontri: lei, l’anima gemella.

Come ricorda la geniale sorellina di Tom all’inizio del film, il fatto che a una non troppo da buttare piacciano le stesse cretinate che piacciano a te non fa di lei la tua anima gemella.

Non è sulla base di semplici gusti musicali o cinematografici (che sono comunque influenti, vi sfido a convivere con una persona che odia le vostre canzoni e film preferiti) che si individua chi, tra le 6 miliardi di anime del mondo, (discorso alquanto poetico, visto che non sono sicura che riusciamo a conoscerne un milione) sia la nostra platonica metà di mela.
A volte esageriamo nel valutare le potenzialità di una persona, perché magari fisicamente ci attrae parecchio o troviamo particolarmente carini alcuni lati del suo carattere, e ci illudiamo che senza di lei non potremo mai e poi mai essere felici. E’ questa, l’illusione, la grande bugia: ogni volta che una storia d’amore finisce c’è la convinzione che non proveremo mai più quella felicità, e chissà come mai all’inizio ci vengono in mente solo ricordi piacevoli e al momento non c’è assolutamente traccia di tutte le innumerevoli ragioni che hanno portato alla fine della relazione in questione.

Quando si finisce di lanciare la pallina sul pavimento e si riparte, ci si rende conto che non era vero.
Che quell’amore che sembrava perfetto in realtà non era amore, e quella persona non era l’anima gemella, era uno di quei tentativi falliti che ci aveva ingannato soltanto per un po’.
“Un giorno ti svegli e ne sei sicura” dice Summer, e io sono d’accordo con lei. Una volta tanto.

Adesso ho una cioccolata calda che mi aspetta e non voglio farla attendere oltre. I LOVE US, hot chocolate.
E sulle note dei The Smiths, con la loro splendida Please, please, please, let me get what I want vi auguro un buon piovoso martedì e magari una re-visione di questo fantastico film.
That’s all, Folks!

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This is my favourite not- romantic movie, I love it more than “When Harry meets Sally”, “Grease”, “Love Actually” and the other about 50 movies about love I’ve seen during these last 20 years (okay, just 15 years, definitely).
I’ve talked about this movie with a lot of friends, and I discovered that I was the only one who loved the last part, from  Tom and Summer’s breakaway to the ending.
And I will tell you what I think about the ending in the end of the post, because I feel bad at the idea I could spoiler something. I WOULD SIGN A PETITION AGAINST SPOILERS.

Well, this is not an epical love story like Jack and Rose‘s one in “Titanic”, it’s a very ordinary one, in which I guess most of us have been involved, so almost every member of the audience could imagine being Summer, or Tom, or – why not?- both.
Tom is a very romantic man, while Summer doesn’t want to have “the serious shit” because she’s young and Girls just wanna have fun : this is not very usual, because many times women are romantic ones and men call the relationship “serious shit”, and I think that this reversal of traditional roles presented in the movie is interesting, not improbable.
It’s not like a man who uses kleenex. He’s romantic in such a likely way, I guess.
Summer is the kind of girl that a lot of women wants to be: she’s interesting and desired according to a lot of men (for example Joseph Gordon-Levitt), and she looks prettier with some 60’s stuff which could make the 75% of women of this planet as sexy as a boiler. Tom is waiting for a princess to save and be happy with, while Summer believes in a sort of friendship with benefits, so this is not exactly a good point of departure: he should live in a Disney movie, and she should act with Justin Timberlake in place of Mila Kunis, but they’re together and at the beginning they also look very cute together.

There are a lot of ideas about love in this movie, a lot of good points of view; my favourite one is expressed by one of Tom’s friends, Paul (he’s a caracter of little importance, but because of this phrase he really deserved to be quoted):

I think, technically, the ‘girl of my dreams’ would probably have, like, a really bodacious rack, you know? Maybe different hair, uh, she’d probably be a little more into sports, but uhm, truthfully, Robin’s better than the girl of my dreams… She’s real.

Now, if you haven’t seen this movie yet, WATCH IT! If you are a masochist, or you are too much curious (aww, this is a sort of compliment for me!) or you have already watch it, go on. 

Well, I’ve already said that “500 Days of Summer” it’s not an epic love story with a tragical ending, like “Romeo and Juliet”, and it doesn’t have a “happy ending”, too.
I imagine that all the happy ending fans will hate this movie, because probably according to them Tom and Summer should get married, conceive a lot of brats and call their first son “Ringo”.
But this type of ending would kill the reality, cause in the real life a couple like this will divorce within an year! Maybe they’re cute together, but they’re completely different: he likes her because she’s pretty and she likes The Smiths, but she calls relationships “serious shit” just because she has never met before the right guy! In fact she gets married after.. how much? Two months?
As the brilliant Tom’s sister said, “Just because she likes the same bizzaro crap you do doesn’t mean she’s your soul mate!”

Okay, our soul mate should love the same kind of movie and music that we like too, but this is only a detail.
After a breakaway we usually think that we will never be happy again, without that person on our side. But we’re wrong, cause very very probably she/he wasn’t our soul mate and that one wasn’t “real love”. It looked like real love, but probably it wasn’t absolutely love: a girl who does what Summer does in this movie is.. terrible. I guess that nobody deserves what Tom has felt, but the most of us know very good that feeling of nothing, after a breakaway.
Usually we realize, after some weeks spent punching a ball against the floor, that we can start again, that we HAVE to start again, and then we understand that it was just ONE try.

All that craps about “serious shit” and “I wanna have fun” are just lies, because one day, exactly as Summer said, you just woke up,  and you knew. You knew what you were never sure of with the other ones.
And if it doesn’t happen, you shouldn’t call it “friendship with benefits” and keep on hurting a person who really loves you, you just have to let him go.

Now I have to go to my beloved hot chocolate (I LOVE US, chocolate!), so that’s all, Folks! Go watching 500 Days of Summer again and listen to The Smiths!

Batman – Il ritorno (in grande stile) del cavaliere oscuro. NO SPOILER.

Questo film è perfetto. Credo che parte della grandezza di una pellicola (si fa per dire visto che tra un po’ tutti i cinema passeranno al digitale e il termine “pellicola” è praticamente già obsoleto) stia nell’accompagnare lo spettatore nella storia senza annoiarlo e senza fargli guardare l’orologio.
Quando è finito “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” mi sono accorta che era durato circa due ore e mezza, e non c’è stata una volta in cui abbia spiato il cellulare per vedere quanto tempo fosse passato.

Si può dire che Nolan sia riuscito a portare a termine nel migliore dei modi il compito che gli era stato affidato, ossia dare un’immagine nuova e migliore di Batman. Effettivamente l’ultimo film prodotto prima della fortunata trilogia di Nolan, “Batman e Robin“, era stato praticamente stroncato dalla critica – e neanche le opinioni del pubblico, in definitiva, sono state favorevoli, tanto che personalmente credo che gli alti incassi al botteghino siano giustificati dal fatto che fosse un film per famiglie e la gente sia andata a cinema a gruppi di cinque.

Quello che Christopher Nolan ci presenta è un Batman umano, provato fisicamente e mentalmente dalla sua attività di supereroe. Non è un invincibile, e non è indistruttibile: il pubblico si sente vicino a lui, perché l’umanità di Bruce Wayne è qualcosa che non è abituato a vedere nei film di supereroi.
Wayne ha lasciato la donna che amava morire, e anni di combattimenti non hanno risparmiato il suo corpo, ma Gotham è una città serena dopo il terrore del Joker. Grazie al decreto dell’eroe cittadino Harvey Dent,  che ricordiamo alla fine di “The Dark Knight” essere morto ma pur sempre con la reputazione intatta, i più pericolosi criminali della città sono in carcere.
E nessuno sente la mancanza di Batman.

Questo è il quadro introduttivo del film, che in quanto a presenza femminile non ha proprio niente da invidiare ai precedenti capitoli della saga: Anne Hathaway e Marion Cotillard interpretano due tipi di donne molto diverse, e ognuna di loro attrae Wayne per ragioni differenti.
E un ottimo Tom Hardy (l’irriconoscibile Bob il Bello di Rock’n’rolla) riesce anche a non far rimpiangere la straordinaria presenza del Joker, promuovendo una filosofia meno nichilista del predecessore ma decisamente più realistica, destinata a spaccare la città in due e a farla ripiombare nel terrore.
Joker voleva vedere il mondo bruciare, Bane vuole vedere bruciare i privilegi dei ricchi di Gotham.
E devo dire che onestamente, visti i tempi che corrono, Bane non ha proprio tutti i torti: il problema è il mezzo che usa, perché fa pur sempre parte della Setta delle ombre.
Ci tengo infine a segnalare il carismatico Joseph Gordon-Levitt, che mi piace sempre di più e del quale apprezzo enormemente la versatilità.

Se non si fosse ancora capito, ho stra- adorato questo ultimo capitolo di Batman, e sono davvero triste all’idea che non ci sarà un seguito. Tuttavia è una conclusione assolutamente degna, e un sequel a parer mio non saprebbe fare meglio di così.. Anche se  con quel genio maledetto di Nolan non si può mai dire.

Vi lascio a un paio di frasi particolarmente belle del film e ad altrettante immagini che vi prometto non contengono spoiler (odio gli spoiler). Se non avete ancora visto questo capolavoro affrettatevi: lo amerete.

“Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che ha fatto qualcosa di così semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un ragazzo giovane, per fargli sapere che il mondo non era finito.”

È meglio che lei e i suoi amici percorriate i bassifondi. E se non lo farete, lei si ritroverà a chiedersi come avete potuto pensare di vivere così alla grande, lasciando così poco per tutti noi!

Tom Hardy nel ruolo del cattivo Bane
L’affascinante Anne Hathaway, nel film è una versione nuova e più pratica di Catwoman
Due facce della stessa medaglia: come deciderà di affrontare il suo futuro Bruce Wayne?