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QUESTA SAREBBE DOVUTA ESSERE LA CAMPAGNA #FERTILITYDAY

Cominciamo con il dire una cosa banale, cioè che è giusto educare alla fertilità: molte coppie faticano ad avere figli e non conoscono abitudini sane che potrebbero aumentare le loro speranze di concepire.
Ciò che non è bello è far percepire a una donna che ha un orologio ticchettante nell’utero.
Decisamente poco elegante.

La campagna del #Fertilityday è davvero brutta: immagini che sembrano prese da internet con didascalie degne del Ventennio. Se vi concentrate potete anche sentire un’eco in lontananza che dice “ITALIANI!…”
Insomma, non vorrei essere nei panni di chi l’ha ideata.

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Siccome mi piace la critica costruttiva, mi sono chiesta se hanno mai creato una campagna per la fertilità rispettosa delle dignità delle donne.
La sto ancora cercando.
Ma nel frattempo mi sono fatta un’idea di come dovrebbe essere.

1. Una campagna cafona ci dice cosa dobbiamo fare, una intelligente ci spiega perché. 
Non giriamoci intorno, queste campagne sono veramente cafone. A parte le buone intenzioni, il messaggio che trasmettono diventa inevitabilmente: sbrigatevi a fare figli finché siete giovani.
Dovrebbero spiegarci perché è così importante fare figli in giovane età. 
È dato conclamato che con l’età aumenta la probabilità di concepire un bambino con la sindrome di Down (dati alla mano: 1 su 2000 in donne di 10 anni, 1 su 900 in donne di 30 anni, 1 su 350 in donne di 35 anni, 1 su 110 in donne di 40, 1 su 25 in donne di 45).
Ciò che si sa meno è che dopo potrebbero non esserci più probabilità di rimanere incinte.
Molti hanno l’idea che una donna possa concepire fino alla menopausa, ma non sanno quando di preciso arrivi la menopausa, e non sanno che se anche c’è la possibilità teorica di rimanere incinte, ciò non corrisponde a riuscirci al primo tentativo, o addirittura nel primo anno di tentativi. 
Alcune donne di 35 anni si sentono dire di essere incapaci di procreare.
Ma non creiamo allarmismi: parliamo di cifre. 

2. Una campagna intelligente ci dà dati aggiornati e reali.
Il primo mito da sfatare riguarda i numeri, perché il campione cui spesso si fa riferimento in materia di fertilità è un po’… datato.
Nel 2004 uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction testimoniava che a 35 anni le possibilità di concepire sono del 20% ogni mese, e crollano al 5% a 40 anni. Le coppie tra i 35 e i 39 provano per 1/2 anni prima di riuscire ad avere un figlio, e sono le più fortunate: il 30% non riesce nel tentativo.
Ma attenzione: questi dati sono relativi alle nascite avvenute in Francia tra il 1670 e il 1830.
Avete capito bene! Da allora qualche progresso, seppur piccolo, l’avremo fatto o no?
Le statistiche più recenti sono maggiormente confortanti: uno studio condotto da David Dunson, sempre nel 2004 su un campione di 770 donne europee ha dimostrato che rapporti sessuali almeno due volte a settimana hanno portato al concepimento l’82% delle donne tra i 35 e i 39 anni, e l’86% di quelle tra i 27 e i 34.
[Fonte: un famoso articolo di The Atlantic che potete leggere in inglese qui].
Tuttavia c’è anche da considerare che una coppia più “matura”, che ha difficoltà a concepire e si rivolge alla fecondazione assistita, ha molte meno chances di successo rispetto a coppie ventenni. La motivazione è molto semplice: queste tecniche richiedono un grande numero di ovuli.
Ricapitolando: le coppie over 30 devono fare più o meno lo stesso numero di tentativi di concepimento naturale, ma qualora questi non andassero a buon fine la fecondazione assistita non è una soluzione di sicuro successo, tutt’altro.

3. Chiariamo che non sempre il progresso è indice di fertilità.
Molte critiche alla campagna #Fertilityday riguardano il fatto che l’Italia sia il Paese con il più alto tasso di disoccupazione giovanile. In altre parole: lo Stato si cura poco dei giovani e mettere su famiglia è molto costoso. La gravidanza è tutt’altro che economica, e sebbene le strutture sanitarie pubbliche mettano a disposizione visite ginecologiche ed esami gratuiti, l’80% delle donne in dolce attesa propende per il settore privato. La ragione? Il medico della struttura pubblica cambia da visita a visita: impossibile instaurare un rapporto di fiducia come avviene con il ginecologo privato.
Ma stupirà sapere che anche in Danimarca hanno preso piede le campagne per la fertilità: un Paese molto diverso dall’Italia, in cui ogni studente ha diritto ad un assegno mensile di 700 euro.
Quindi, anche se gravidanza e mantenimento del bambino sono costosi, la ragione dello scarso concepimento non è meramente economica.

4. Non saremo mai sufficientemente pronti.  
Eccoci arrivati al punto nodale: il concepimento o il parto non equivalgono a diventare genitori. Quello è solo l’inizio.
L’età prediletta per diventare mamme si aggira intorno ai 30-35 anni: si ha una maggiore maturità individuale e di coppia, una buona stabilità economica, insomma, è tutto sotto controllo. E questo è proprio il problema delle trentenni che si accingono a diventare madri. A differenza delle “colleghe” ventenni, che con la gravidanza soffrono per la riduzione dei tempi e degli spazi per sé, le donne un po’ più mature vivono la gravidanza e ciò che segue con maggiore ansia e stress. Hanno raggiunto il controllo, e si aspettano di poterlo avere anche sull’imprevedibile: le modificazioni psicofisiche che la gravidanza porta con sé, il parto e il post – parto. Sono meno predisposte al gioco rispetto alle più giovani, e meno inclini ai cambiamenti. Ci si aspetta di essere pronti per mettere al mondo una vita, ma non lo si è mai. Bisogna accettare il cambiamento e sposarlo.

5. Basta considerare i bambini come un capriccio.
Ha fatto discutere la foto di questo articolo, tratta dalla campagna Get Britain Fertile del 2013: una donna settantenne con un pancione. In me ha suscitato subito un pensiero: alcune volte dimostriamo di saper essere straordinariamente egoisti.
Non è raro sentire di coppie particolarmente attempate che, causa improvvisa voglia di maternità, decidono di concepire. Perché questa cosa ci sconcerta? Perché condanniamo facilmente un cinquantenne, o un settantenne che vogliono diventare genitori? Beh, è ovvio: per i bambini. Occorre energia per stare loro dietro, tanta pazienza,  e chi si occuperà di loro se i genitori saranno bisognosi di assistenza?
In realtà i bambini dovrebbero essere alla base di ogni ragionamento sulla maternità, a prescindere dall’età dei genitori. Spesso e volentieri non ci si sente pronti ad abbandonare la vita mondana per fare spazio a un figlio, che diventa un bene di lusso, un capriccio che ci si concede perché “Beh, ho una discreta stabilità, posso rinunciare a qualche festa, facciamolo”.
Pensiamo a cosa abbiamo da offrire, e non solo da prendere o da perdere da una maternità. 
La maternità è un dono, ma prima per il bambino, poi per i genitori. 

I vostri figli
I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.
Kahlil Gibran