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SE LE GILMORE GIRLS FOSSERO VISSUTE IN ITALIA

Questo è stato un anno importante per le fan di “Una mamma per amica”: Netflix e diversi siti pirata infatti ci hanno fatto dono del suo sequel, “A year in life”.
Premetto che il finale di nove anni fa a me personalmente stava benissimo, ma ovviamente sono stata iper-felice di un sequel che mi rendesse ulteriormente schiava di Netflix.

Questo sequel poteva essere bello o brutto, ma è riuscito nell’impresa di collocarsi in una inquietante via di mezzo, in cui alcune cose sono davvero belle e altre fanno sinceramente ribrezzo.

*SPOILER ALERT*
Non leggete oltre se siete spoiler-sensibili. 

spoiler-alertL’impressione è che qualcuno abbia congelato Stars Hollow e anche alcuni dei suoi abitanti, perché sono identici a come li avevamo lasciati. Ad esempio Emily Gilmore, che si è ibernata insieme a Babette e a qualcun altro della vecchia guardia.
Il che per un momento ci fa piacere, ma finisce per cozzare con segni di invecchiamento e mal riusciti interventi di chirurgia estetica: la fronte di Rory è più liscia del marmo di casa mia, mentre la faccia di Lorelai è piena quanto quella di un criceto goloso. Insomma, un attimo prima siamo convinti di essere tornati al 2007 e di essere nel fiore dell’adolescenza, e subito dopo sbam!, un filler o una chioma ingrigita ci ricordano che siamo nel 2016 e siamo più precari di Rory Gilmore.
Rory infatti non ha trovato il lavoro dei sogni, ma in compenso ha un fidanzato di cui si dimentica in modo assurdamente stronzo, ma così tanto che perfino le friendzonatrici numero uno ne saranno imbarazzate.
I suoi ex sono ovviamente ancora innamorati di lei, che si ostina a dire che non è davvero tornata a Stars Hollow, perché dopo dieci anni di scuole private e college esclusivi (in cui è stata sempre un’impossibile secchiona ligia al dovere), ritrovarsi precaria sembra paradossale anche a lei. In questa sorta di crisi mistica accetta di diventare l’amante del ragazzo che nove anni prima aveva chiesto la sua mano, e a cui aveva risposto “No, io voglio lavorare ed essere indipendente!”, finisce a letto con un cosplay e fa continuamente la spola tra Londra-New York-Stars Hollow senza che capiamo bene il perché.

Ma cos’è che esattamente ci disturba di Gilmore Girls – Il Sequel?
(Oltre a questo musical disgustoso)
screen-shot-2016-11-25-at-7-42-58-pm-1-700x525Il fatto che sia, a tratti, fin troppo veritiero.

Insomma, immaginate di essere Lorella detta Lella, e di tornare nel vostro piccolo paese natio dopo nove anni. 
Come minimo, i vostri ex hanno un’incipiente calvizie, li incontrate ad un centro commerciale tipo Coop con la moglie e i marmocchi e gongolate al pensiero che voi siete ancora belle e senza smagliature. Segue momento di sconforto perché a 32 anni non avete né lavoro né figli, e pensare che il vostro ultimo ex vi aveva chiesto di sposarlo e quello prima ancora… Beh, era un po’ disagiato, ma almeno vi ricordavate il suo nome. Anzi, era lui a dimenticarsi di voi, ma questo vi faceva andare ancora più sotto. 
Al che tornate dal vostro attuale fidanzato (che è un evidentissimo tappabuchi) e gli chiedete di mettervi incinte. Sì perché ok, voi sarete anche senza lavoro ma vostra nonna è tipo Berlusconi e sta avendo delle crisi che possono benissimo farle guadagnare pensione di invalidità e sentenza di interdizione et voilà, Lella non deve più lavorare. Non c’è il fidanzato o non vi fidate del suo corredo genetico? Non c’è problema, siamo nel 2016 ed esiste la fecondazione artificiale, potete chiedere all’amico gay di vostra madre di donarvi il suo sperma.
Vostra madre è super-contenta di diventare nonna, anche se sulle prime fatica ad accettare la cosa perché si sente ancora young, infatti vuole anche lei un figlio, indossa i cappelli con il pompon e vi fa fare ancora figure di merda. Tuttavia spende un capitale (quello di sua madre Emilia, ormai interdetta) in tutine, cappellini, ciucci personalizzati e le altre millemila cacchiate che si comprano ai neonati. E vissero tutti felici e contenti. 
Attendendo che Emilia stiri definitivamente, momento in cui la famiglia stapperà lo spumante, mentre la famiglia di badanti che vive a casa sua sarà un po’ meno felice.

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Bene, ma questo telefilm si chiama per l’appunto “Gilmore Girls”, non “Lorella la ragazza madre con figlia a carico”, che è un titolo che fa perdere tutta la magia, la freschezza, il bello di vivere in un paese microscopico, il fascino incomprensibile di un uomo che porta sempre i berretti, l’esperienza magica di frequentare super scuole dal nome snob dove si porta la divisa, il trovare carino che tuo padre ti chiami “ragazzina” e il tuo ragazzo “scheggia”.
Personalmente non avrei trovato nulla di simpatico nel vedere, a sedici anni circa, un telefilm su una madre che sgrida sua figlia, la mette in punizione, e lei che ha i brufoli, l’apparecchio e il sogno di andare all’Uniba o all’Unibo o in un’università dalla sigla strana che non è mai figa come Yale o Harvard. Rory, anche se è secchiona e ha l’aria di una che non fa niente di male nemmeno quando fa l’amante o squarta cuccioli di foca, ha tanti ragazzi, frequenta belle scuole, fa dei bei lavori, ci ha sempre illuso che anche noi avremmo realizzato i nostri sogni con al fianco un Dean o un Logan, come Lorelai ci ha fatto credere che saremmo state delle madri cool e che è possibile mangiare schifezze fuori casa senza ingrassare

Cosa volevamo? Un sequel che ci facesse sognare ancora, del tipo tutto è bene quel che finisce bene. Okay le crisi da trentenni e quelle di mezza età, ma poi tranquille ragazze, si sistema tutto! Invece abbiamo avuto uno schiaffo dopo l’altro, come a dire “EHI, QUESTA È LA VITA REALE!!”: Logan che millanta un piano dinastico (?!), Jesse che non ha il coraggio di dichiararsi, tante cose anche un briciolo troppo cattive e squallide (l’incubo dei water? La telefonata con l’amante mentre la tua fidanzata dorme a un metro di distanza? SERIOUSLY????).

Questa pretesa di essere troppo reale ci ha reso tristi, soprattutto perché ci siamo comunque sorbiti maialini, corvi parlanti, scrittrici pazze, una cuoca che assaggia i germogli che crescono sulle scale (!!), Stars Hollow che è rimasta identica nemmeno i suoi abitanti fossero bloccati lì per una maledizione, e allora noi ci chiediamo Se proprio dovevate metterci cose inverosimili perché ci avete messo delle minch *cose inutili* di cui potevamo benissimo fare a meno????
Non potevate farci sognare un matrimonio da favola per Rory? Non potevate farci credere che alla fine se ci facciamo il mazzo con dieci anni di studi poi possiamo davvero trovare il nostro lavoro dei sogni?
Cara Sherman-Palladino, non importa se siamo troppo grandi per le favole, noi vogliamo ancora sognare, e Gilmore Girls sarà sempre il nostro sogno adolescenziale.

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Sì perché io sono Rory Gilmore e nella peggiore delle ipotesi c’è sempre un ragazzo dietro di me pronto a consolarmi o ad offrirmi di fare la mantenuta a vita

Devo dire che comunque qualcosa di Gilmore Girls mi è piaciuto: mi sono emozionata, ho riso (soprattutto grazie a Paris), un po’ ho pianto e e sì, forse avrei potuto fare a meno di questo “finale” aperto e inconcludente che non ha cambiato davvero nulla, ma per un attimo ho desiderato che dopo quelle quattro parole ci fossero nuovi episodi.
Anche se qualcosa mi perseguiterà a vita, come Zach il-ragazzo-di-Lane che suona la chitarra con i capelli ingrigiti e mi ha messo una tristezza inverosimile addosso. O le macchie sulle braccia di Rory che mi hanno fatto domandare “Oddio, tra qualche anno sarò anch’io così?”

Comunque sia, vorrei farvi un piccolo regalo e concludere questo post con una delle cose che ci è mancata di più.
Indovinate? Già, la sigla.

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